I beni ritrovati vanno allo Stato In base alla legge 490 del1999 sulla tutela dei beni culturali e ambientali chiunque scopra beni artistici deve farne denuncia entro 24 ore e non può tenerli Chi non consegna i reperti fa un furto I beni artistici e archeologici, quindi, non si possono portare a casa. Chiunque lo fa commette un furto perché il reperto diventa«patrimonio indisponibile dello Stato» Sanatoria por chi ha beni artistici I privati in possesso di oggetti antichi di valore archeologico potranno regolarizzarli ma devono dimostrare di non averli ottenuti in modo fraudolento ROMADopo la raffica di condoni varati dalla Finanziaria del 2003, adesso arriva anche una sanatoria, questa volta gratuita, per i beni artistici e archeologici. E' un disegno di legge che porta la firma del ministro dei Beni culturali Giulia; no Urbani e del suo collega della Giustizia Roberto Castelli e che sarà portato oggi in Consiglio dei ministri. Grazie a questo provvedimento i privati in possesso di oggetti antichi di valore archeologico, che in base alle disposizioni in vigore per i beni culturali non potrebbero detenere, potranno regolarizzarli a patto di dimostrare di averli avuti in modo non fraudolento. In concreto, si dovrà presentare una semplice dichiarazione per poter essere autorizzati a tenere in casa, legalmente, l'anfora romana recuperata dal rigattiere o il coccio etrusco che apparteneva al nonno defunto. Ma anche, e soprattutto, tesori ben più consistenti, che finora sono Stati tenuti ben al riparo da occhi indiscreti nelle abitazioni di ricchi collezionisti. Senza pagare nulla. L'obiettivo del ministero dei Beni cuiturali è quello di creare, attraverso la sanatoria degli oggetti detenuti illegalmente, l'anagrafe obbligatoria dei beni archeologici «privati». E la conoscenza dei beni potrebbe anche consentire, in alcuni casi, l'acquisizione da parte dello stato. Non si tratta di un progetto nuovo. L'ipotesi di una sanatoria per gli oggetti di provenienza archeologica finiti in mani private era stata più volte avanzata nelle scorse legislature, senza mai concretizzarsi. All'inizio del 1996 una proposta del ministero dei Beni culturali morì proprio sul filo di lana della legislatura. E anche il disegno di legge presentato pochi mesi più tardi dall'allora ministro Walter Veltroni si è spento in parlamento dove è rimasto parcheggiato anni. L'idea di ricorrere al «colpo di spugna», come l'unico modo per far venire alla luce un patrimonio artistico dì proporzioni presumibilmente immense caldeggiata persino dal generale dei carabinieri Roberto Conforti, comandante del Comando tutela patrimonio culturale dell'Arma, andato in pensione a settembre dello scorso anno. Convinto che per stroncare il traffico di opere d'arte fosse anche necessario «arrivare alla catalogazione di tutto ciò che sta nelle case degli italiani». Come i reperti in gran parte romani ed etruschi, provenienti dalla fiorente attività dei tombaroli. Nessuno è mai stato in grado di scattare una fotografia precisa del fenomeno. Ma per avere un'idea delle situazione sono sufficienti questi numeri:l'attività dei carabinieri ha consentito la costituzione di una banca dati di oggetti d'arte sequestrati o ritrovati che contiene un milione e 600 mila pezzi. In un solo anno, nel 1999, furono recuperati qualcosa come 121.257 reperti archeologici provenienti da scavi clandestini.