Lo ha detto il ragioniere generale dello stato nell'audizione in commissione bilancio camera. Canzio: scelta politica condivisa quella di cancellare i 6 mld La vendita di immobili pubblici farà entrare nelle casse dello stato una cifra compresa tra i 3 e i 4 miliardi di euro nel 2005. Mentre per il 2006, la decisione di cancellare la posta di 6 miliardi iscritta alla voce dismissioni immobiliari è stata una scelta politica condivisa'. Quanto al patto di stabilità interno, che finora ha funzionato bene, la sentenza della Consulta che impedisce allo stato di determinare con esattezza le misure di riduzione della spesa che le regioni e gli enti locali dovranno adottare non è un ostacolo insormontabile. La sentenza non incide sui tagli complessivi dei trasferimenti, ma solo sulle misure indicate', ha detto ieri il ragioniere generale dello stato, Mario Canzio, nel corso di un'audizione in commissione bilancio della camera. Basterebbe quindi eliminare le indicazioni, sperando che gli enti incidano sulle spese di funzionamento e non sulla spesa sociale o sanitaria'. Canzio, dopo avere affrontato la questione del verdetto della consulta sulla Finanziaria 2004 e dei suoi possibili effetti sulla manovra per il 2006, ha illustrato i recentissimi interventi sui conti pubblici decisi dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti. E in risposta alle accuse di avere occultato 6 miliardi di euro di aumento del dato tendenziale di deficit per l'anno prossimo lanciate dall'ex titolare del dicastero di via XX Settembre, Vincenzo Visco, ha chiarito che si è trattato di una scelta politica. Non posso scaricare responsabilità su altri in questa sede', ha precisato. Si tratta di decisioni condivise e la responsabilità è collegiale e politica, non tecnica'. Un modo come un altro per chiarire che comunque la scelta di cancellare i 6 miliardi di euro è stata dettata dalla necessità di esaudire le richieste della Commissione europea, che più volte aveva lamentato la presenza, nella manovra di bilancio, di previsioni di incasso difficilmente realizzabili. Non a caso, Canzio ha ricordato che quando Tremonti è arrivato, ha ritenuto di confermare i 6,5 miliardi di dismissioni di immobili previsti per il 2005 e i 6 attesi per l'anno prossimo. Poi, c'è stata la ristrutturazione radicale introdotta per decreto nei conti del 2005 e con la cancellazione dei 6 miliardi di cessioni di immobili previsti per il 2006'. Tra il quando e il poi, insomma, è successo qualcosa di importante che ha convinto il ministro dell'economia a cambiare rotta. Ma il mancato cambiamento dei saldi per il 2006, che dovrà ora essere introdotto nella manovra nel corso del passaggio alla camera, non è stato determinato dalla volontà di occultare qualcosa. Mi dispiace che ci sia stata confusione sulle dismissioni e sui conti', ha osservato il ragioniere generale dello stato. Per noi, però, la situazione era chiara. Se poi viene detto altro non dipende da me'. Canzio ha precisato che nel valutare al 4,3 il rapporto tra deficit e pil nel 2005 il governo ha calcolato anche il peso del mantenimento dell'Anas all'interno della pubblica amministrazione. E ha aggiunto che l'esenzione dall'Ici per gli edifici religiosi usati a fini commerciali non avrà conseguenze negative in termini di gettito