«Piazza Castello segna il punto di divisione fra la città vecchia e la nuova. Continuando, si sbocca subito nella bella e vasta Piazza d'Italia, quadrata, il ritrovo vespertino preferito. Nella piazza, il monumento a Vittorio Emanuele II (scultore Giuseppe Sartorio, di Boccioleto, 1899). A sinistra il Palazzo Provinciale, sede della Prefettura, moderno, di buona architettura. Di fronte il bel Palazzo Giordano, moderno, con decorazioni in trachite, in mattoni, di stile gotico, con scalone sontuoso e magnifica sala di ricevimento, frescata dal pittore Bilancioni». Così, nel 1918, L.V. Bertarelli descriveva Piazza d'Italia nella guida d'Italia del Touring Club Italiano. L'autore coglieva assai bene il carattere «moderno», dichiaratamente borghese della piazza che rappresentava la nuova espansione urbanistica otto-novecentesca della città di Sassari. L'origine della nuova piazza è legata al piano relativo alle «appendici» (cioè i quartieri fuori delle mura), elaborato nel 1836 dall'ingegnere piemontese Enrico Marchesi, che prevedeva un'espansione di diciannove isolati a sud, in prossimità della nuova «strada reale» che collegava Sassari con Cagliari. Il progetto ipotizzava palazzi alla torinese, muniti di portici unico esempio del piano mai realizzato sono i due tratti di collegamento tra Piazza Castello e Piazza d'Italia, gli attuali portici Bargone e Crispo e una chiesa neoclassica simile alla Gran Madre di Dio. Nel 1855 Sassari venne colpita da una epidemia di colera che falcidiò la popolazione. Si rafforzò allora l'esigenza, sempre avversata dai ceti nobiliari e dagli ordini religiosi che speculavano sugli affitti nella città vecchia, di un risanamento, abbattendo le mura medievali e favorendo l'espansione urbanistica in direzione sud-ovest (le attuali via Roma-Emiciclo Garibaldi). La nuova città «borghese» nacque tra gli anni Sessanta e Settanta dell'Ottocento, con la demolizione della chiesa di Santa Caterina e del Palazzo della Reale Governazione, la conseguente nascita di Piazza Azuni, e con la più dolorosa demolizione del Castello Aragonese terminata nel 1879. Il Comune, intanto, nel 1875 progettava la nuova Piazza d'Italia su cui doveva sorgere il Palazzo Provinciale, disegnato in uno stile eccletico dall'ingegner Eugenio Sironi (padre del pittore Mario, che nacque appunto a Sassari), e terminato di costruire nel 1879. «Spaziosa, regolare, circondata da bei palazzi e abbellita prossimamente dal monumento a Vittorio Emanuele II dello scultore Sartorio, codesta piazza non disdirebbe in qualunque vogliasi città del continente»: così scriveva nel 1895 Giuseppe Strafforello ne "La Patria. Geografia dell'Italia". Il 19 aprile 1899 venne inaugurato, alla presenza dei Reali, il monumento a Vittorio Emanuele: una foto del tempo ci mostra la cerimonia inaugurale dove il monumento di (allora) candido marmo è circondato da un piccolo giardino con una recinzione in ferro battuto e quattro piccole palme agli angoli del quadrato. Col nuovo secolo Piazza d'Italia divenne il centro della vita politica e civile della città. Luogo di incontro e di svago. La terrazza del Palazzo Provinciale si affermò rispetto all'angusta Porta S. Antonio, come la sede ideale per i comizi e le manifestazioni politiche. Il 10 maggio 1942 Mussolini, in visita in Sardegna, «chiamato insistentemente dal popolo come si legge nella nota dell'Agenzia Stefani che si era tutto accalcato nella piazza immensa», pronunciò un'«alta e vibrante allocuzione» ricevendo «il saluto unanime e ardente di Sassari fascista». Dal dopoguerra ad oggi, in Piazza d'Italia, hanno parlato quasi tutti i più importanti leader della vita politica nazionale: da De Gasperi a Nenni, da Pertini a Almirante, da Berlinguer a Pannella, da Berlusconi a Fassino. Ha ospitato grandi manifestazioni sindacali, parate militari, concerti rock. Nonostante il degrado di questi ultimi decenni e il commercio della droga, il vandalismo e l'apatia, Piazza d'Italia resta ancora la «vera» piazza dei sassaresi. Da questa constatazione si deve partire per decidere quale tipologia di restauro dovrà essere adottata. È indubbio merito del governo municipale e del sindaco Ganau aver voluto avviare un grande e partecipato dibattito democratico sul futuro di Piazza d'Italia e speriamo sulle scelte urbanistiche dei prossimi anni. Certo, non sono mancate idee strampalate, come quella di spostare il monumento o di cambiare nome alla piazza. Io personalmente, come d'altronde la maggioranza dei sassaresi che sono intervenuti su questo argomento, ritengo che si debba realizzare un progetto essenzialmente «conservativo», volto a salvaguardare le caratteristiche e la memoria della piazza ottocentesca, ripristinando grazie anche alla disponibilità di un'ampia documentazione iconografica e fotografica per quanto possibile, l'aspetto originario. Il progetto presentato dallo studio Uneddu e associati non mi convince, proprio perché va nella direzione opposta, quella cioè di applicare canoni neorazionalisti (con un arredo francamente orribile) ad un contesto diverso. Purtroppo Sassari è una città che, soprattutto negli anni Sessanta-Ottanta del Novecento, ha subìto troppe lacerazioni nella tipologia edilizia otto-novecentesca che hanno finito per deturpare, spesso con la complicità e la connivenza della stragrande maggioranza degli studi professionali, talvolta in modo irreparabile, il suo volto. Il dibattito su Piazza d'Italia ci conferma che i cittadini intendono voltare pagina e partecipare alle grandi scelte sul futuro di Sassari.