L'Amministrazione comunale non avvia iniziative per il recupero delle periferie. Stavolta è il Ministero per i Beni e le Attività culturali, a firma del sottosegretario Nicola Bono, a intervenire in merito all'ex Abbazia di Sant'Angelo a Ceglie. Associazioni e gruppi di cittadini, nei mesi scorsi, presentarono petizioni e documenti, per sollecitare un intervento Gon-tro il degrado che sta rovinando una importante testimonianza medievale. Un politico, l'onorevole Giuseppe Gallo, si fece portavoce di questa esigenza dei cegliesi, e presentò un'interrogazione. Si conferma che si tratta di una «Badia» di «importante interesse storico-artistico», «perché notevole documento di architettura sacra dei secoli XIII-XVI». Ciononostante si ammette che «l'intervento dì riqualificazione è stato escluso dal programma Por 2000-2006 in assenza di idonee garanzie di ordine gestionale e finanziario della struttura da parte dell'Opera Pia. Il Comune ha escluso - è scritto nel documento del sottosegretario Bono - anche l'ipotesi di attuare l'intervento con la partecipazione dell'Ausi 4, in quanto non rispondente al recupero funzionale dell'ex Abbazia». La RISPOSTA. Quindi, conferma che la decisione di abbandonare l'Abbazia dipenda dalla volontà dell'Amministrazione comunale. Insomma, ancora non si intraVede alcuna soluzione per salvare una testimonianza imPortante del Passato che versa da anni in degrado. Una testimonianza importante per tutta la città ma soprattutto per Ceglie, quartiere ricco di testimonianze storiche medievali e antiche, purtroppo tutte in degrado. Insomma, una sorta di abbandono delle periferie che coinvolge in primo piano le grandi testimonianze culturali e che forse anche per questo alimenta derive «leghiste» di alcuni quartieri che auspicano la «secessione» dal Comune di Bari. Infatti, i fondi per l'Abbazia c'erano, ma l'Amministrazione comunale ha preferito che non se ne facesse nulla. Ma la soluzione c'era. La Giunta Di Cagno Abbrescia tre anni fa ottenne un finanziamento di un milione e 600mila euro attraverso i Por, da impiegare per l'Abbazia, con tanto di progetto pronto e consegnato all'Opera Pia Di Venere, proprietaria dell'immobile. L'assessore Simonetta Lorusso spiegò che tutto doveva essere realizzato dall'Opera Pia Di Venere, ma data la difficile situazione economica, si decise di passare tutto all'Ausi 4 che a-veva però intenzione di destinare la struttura ad altra finalità (di assistenza) e perciò l'intervento non sarebbe stato in linea con il finanziamento. Per questo si decise di destinare quei fondi ad altro. A quel punto, è evidente, mancava la volontà Politica. Infatti, si tratta di una situazione che contrasta con il testo della convenzione siglata "fra Comune e Ausi 4 che invece si impegnava a svolgere iniziative culturali e «attività socio amministrative, sanitarie e ambientali». Rammarico fu e-spresso dalla Soprintendenza e su tutta la vicenda cadde il silenzio, rotto solo da articoli pubblicati sulla «Gazzetta del Mezzogiorno». Adesso, il sottosegretario Bono fa sapere che nonostante il rammarico della Soprintendenza, quest'ultima starebbe «valutando nel contempo il ricorso all'attivazione della procedura di esecuzione di interventi conservativi imposti dalla legge». Ma a Ceglie proseguono i mugugni e le contestazioni per la mancata attenzione nei confronti di questo bene rilevante. E il movimento civico Pro Civitate stigmatizza questo immobilismo, rimarcando - che «l'esclusione dagli interventi di riqualificazione dell'Abbazia di Sant'Angelo dai Por 2000-2006 e l'assenza di una qualsiasi altra proposta da parte del Comune di Bari, finalizzata al recupero della testimonianza storica, evidenziano cosa i cegliesi devono attendersi dall'attuale amministrazione».