La epoca digitale può essere anche un'epoca artistica? Oppure questi due aggettivi possono raggiungere il massimo della vicinanza al più attraverso due rette parallele che non s'incontrano mai? Sono domande ormai vecchie, ma non ancora obsolete, cui prova a rispondere adesso la terza edizione di «Techne - Tra arte e tecnologia. L'immagine infinita, Schermi, visioni, azioni», allestita nello Spazio Oberdan di Milano (fino al 26 febbraio), promossa dalla Provincia e curata da Romano Fattorossi. Il punto di vista degli organizzatori è chiaro: tutte le tecnologie moderne possono essere al servizio dell'arte e anzi diventare un mezzo espressivo che consente sempre meno limiti all'artista, portato a diventare «multimediale» e «interattivo», in grado cioè di utilizzare figure, suoni e parole e di (pre)determinarli in base ai possibili comportamenti del visitatore attivo. Si può affermare che ciò avviene senz'altro, ma quanto tutto questo sia poi davvero arte e non invece solo curiosità, provocazione o perfino gioco è davvero difficile dirlo perché alcune delle dieci installazioni sembrano avere più intenti ludici, di dìvertissement straniante, che autentiche intenzioni di impatto emotivo, immaginativo e intellettivo. Punto comune, invece, come nota Antonio Caronia nel saggio introduttivo del bel catalogo edito da Revolver, è che l'uso del computer in questi lavori è essenziale e pratico, ma sostanzialmente nascosto (a parte la dichiarata interattività di metà delle opere) con l'uso evidente di monitor, alla maniera dell'analogico. In realtà, la presenza del computer già di per sé porta a una qualità dell'immagine superiore, sulla quale è più facile intervenire con quei «trucchi» che, pur non essendo certo gli effetti speciali del cinema, dilatano o diminuiscono le dimensioni del tempo e dello spazio e, in dichiarate e continue sinestesie, confondono deliberatamente tra loro le capacità dei nostri sensi. Arte è sicuramente la presenza di Ascension, la grande installazione del maestro a-mericano Bill Viola, punto centrale della rassegna. Scrive molto bene Sandra Lischi: «La forza che si sprigiona da tutta l'opera di Viola (...) sta oltre (o meglio: assieme) ai temi che l'autore incessantemente tratta ed esplora, nell'estrema attenzione ai modi della rappresentazione e alla condizione sensoriale dello spettatorevisitatore. Il quale, ben prima e ben al di qua dei procedimenti interattivi tecnologicamente intesi, viene tirato dentro l'opera, avvolto, acquietato o scosso, commosso, implicato da una sapiente e sensibile mescolanza di immagini e suoni che è all'altezza della solennità dei temi trattati». Qui il visitatore si trova al centro di una stanza buia dominata dall'immagine dell'acqua che accarezza, che ribolle, che scorre, che si fraziona e si scompone in bollicine, luminosa e oscura a seconda dei tagli di luce, un po' cielo, quando «vola» verso l'altro, e un po' terra, quando immergendosi in profondità senza fondo, diventa ancora più nera fin quasi a sparire alla vista. Forse liquido amniotico della vita, forse bara di morte, da essa sorge (o, quando il movimento s'inverte, affonda) una figura umana inerme. Sale fino all'illusione per poi tornare indietro e scomparire e quindi ricominciare daccapo. Sempre con quell'estrema lentezza del movimento, tipica di Viola, che serve a scomporre ciò che vediamo con un ralenty oltre l'immaginazione. Provocando sensazioni ed emozioni «aliene» rispetto alla nostra realtà abituale. Fra le altre opere, colpisce e stimola Dove va tutta 'sta gente?'del gruppo milanese Studio Azzurro. Sono le immagini, in retroproiezione, di uomini e donne che rimbalzano sulle vetrine dello Spazio Oberdan, impossibilitati a superare un confine invisibile, metafora delle tante migrazioni impossibili (non solo geografiche) del nostro tempo.
Tutte le tecnologie moderne al servizio dell'arte
La terza edizione di Techne - Tra arte e tecnologia è stata promossa dalla Provincia e curata da Romano Fattorossi. L'immagine infinita è stata allestita nello Spazio Oberdan di Milano fino al 26 febbraio. L'organizzatore ha affermato che le tecnologie moderne possono essere al servizio dell'arte e diventare un mezzo espressivo. Tuttavia, alcune delle dieci installazioni sembrano avere più intenti ludici che autentiche intenzioni di impatto emotivo. Il punto comune è che l'uso del computer è essenziale e pratico, ma sostanzialmente nascosto. La grande installazione di Bill Viola, Ascension, è stata considerata come arte.
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