Processo alla predatrice dei tesori Mercoledì a Roma Marion True, ex direttrice del Paul Getty museum, risponderà di traffico di reperti antichi Mercoledì si apre a Roma il processo a Marion True, ex direttrice della sezione «Antichità greco-romane» del Paul Getty museum di Malibù. Marion True è accusata assieme all'antiquario svizzero Robert Hecth di avere trafficato in reperti asportati clandestinamente dall'Italia, e dalla Sicilia in particolare. Contestualmente al processo il Getty «sua sponte» sta restituendo all'Italia tre pezzi antichi, e cioè la testa in marmo di Traiano alta mezzo metro e trafugata nel 1998 dai depositi del musei capitolini di Roma, una epigrafe marmorea di mezzo metro asportata negli anni 50 da Selinunte e un candelabro rubato a Vul-ci nel 1986 e appartenente alla collezione del marchese Giorgio Guglielmi. Nel frattempo il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione e il generale Ugo Zot-tin, che dirige il Nucleo tutela del patrimonio artistico, stanno accelerando le pressioni per la restituzione di reperti ben più importanti e che hanno la Sicilia come base di partenza, vale a dire come territorio saccheggiato dai tombaroli. E' in corso una «spedizione italiana» negli Usa per colloqui in merito a 22 pezzi trafugati e detenuti al Metropolitan museum di New York, la stessa delegazione ha incontrato i dirigenti del Paul Getty museum di Malibu. Il traffico ha funzionato per almeno 40 anni: i tombaroli scavavano e trovavano i reperti, questi reperti arrivavano in Svizzera a Hecht o ad altri antiquari ammanigliati come lui, poi venivano venduti ai musei americani, soprattutto al Getty o al Metropolitan Museum di New York, a prezzi astronomici. A trattare era di solito Marion True, la quale è stata costretta a dimettersi appena qualche mese fa dopo la scoperta che si era fatta «prestare» 400 mila dollari per l'acquisto di una villa in un'iso-letta greca dall'antiquario Christo Mi-chailidis, greco anch'esso, con il quale aveva trattato in precedenza parecchi affari. Quello che interessa alla Sicilia non è tanto l'epigrafe marmorea di Selinunte, ma gli altri tesori sottratti e che sono di ben maggiore pregio di quelli restituiti spontaneamente. E' una questione che si può risolvere soltanto a livello politico, cioè con un'azione di forza del governo Bush che per aiutare la richiesta di restituzione del governo italiano potrebbe far pressione sui musei. I reperti siciliani provengono per la gran parte da Morgantina, attuale Aidone, che duemila anni addietro venne rasa al suolo dalle legioni romane per avere tradito Roma ed essersi alleata con Siracusa. L'imperatore Augusto per punire il tradimento ordinò che non restasse pietra su pietra e che la città non venisse mai più riedificata. I nobili dell'epoca all'arrivo dei soldati romani seppellirono i loro beni più preziosi sotto terra, e spesso sotto le povere abitazioni degli schiavi affinché non si potesse sospettare che ci fossero dei tesori. II Getty ha in esposizione la celebre Venere di Morgantina alta due metri e venti e venduta quasi vent'anni addietro per 20 milioni di dollari. E' una delle grandi attrazioni del Getty che evidentemente farà di tutto per tenersela. Il fatto paradossale è che potrebbe trattarsi del più colossale imbroglio della storia dell'archeologia mondiale. Vengo e mi spiego. Un giorno il «re dei tombaroli» mi disse: «La Venere è falsa, solo la testa è autentica, ed è stata trovata a Morgantina nell'88. Poi hanno fatto arrivare da Selinunte il marmo per fare mani, piedi e braccia, e poi anche il calcare per fare il resto del corpo, cioè il torso, lo stomaco, il drappeggio, sulle gambe. Impossibile capire che la statua era stata rifatta per nove decimi». In sostanza stiamo facendo una battaglia, comunque giustissima, per riavere indietro una statua probabilmente fasulla al novanta per cento, se il racconto del «re dei tombaroli» è esatto come riteniamo. Ma anche così, se ce la restituissero, farebbe la sua bella figura come la «Venere fasulla». In ogni caso bisogna stare sempre attenti alle fregature, perché gli inglesi hanno restituito all'Egitto dopo 203 anni la «stele di Rosetta», ma era solo una copia. La «stele di Rosetta» fu scoperta nel 1799 nel delta del Nilo e riportava un editto del faraone TolomeoV(196a. C.) con la traduzione in greco il che permise al francese Champollion di decifrare i fino allora misteriosissimi geroglifici egiziani. Naturalmente il Getty non è il solo museo americano a detenere pezzi pregiati dell'antica storia di Sicilia. Al Metropolitan museum di New York c'è ad esempio il «tesoro d'argento» di Morgantina, 15 posate finemente lavorate e che i tombaroli trovarono sotterrate e che vendettero a prezzo vile: 110 milioni di lire. Di solito i tombaroli, a parte qualche eccezione, non conoscono il valore delle cose che trovano. Così ad esempio le teste di marmo con coppie di mani e piedi, anch'essi provenienti da Morgantina, furono venduti due milioni e mezzo di lire, al secondo passaggio valevano già 15 milioni, poi arrivarono in Svizzera e furono venduti per miliardi di lire ai musei americani. Questo è il primo processo contro un dirigente di museo statunitense, ha un valore storico ed etico, ed è per questo che accogliendo la richiesta dell'assessore Fabio Granata la Regione chiederà di costituirsi parte civile.
Il Processo a Marion True, ex direttrice del Getty
Il processo a Marion True, ex direttrice del Paul Getty museum, si apre a Roma per accuse di traffico di reperti antichi. True è accusata di aver trafficato con reperti asportati clandestinamente dall'Italia, e dalla Sicilia, insieme all'antiquario svizzero Robert Hecth. Il Getty sta restituendo spontaneamente tre pezzi antichi, tra cui la testa in marmo di Traiano e un candelabro rubato a Vulci. La Sicilia richiede la restituzione di reperti più importanti, tra cui 22 pezzi trafugati e detenuti al Metropolitan museum di New York. La spedizione italiana negli Usa sta accelerando le pressioni per la restituzione.
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