Nuovi importanti reperti emersi durante i lavori di restauro. L'edificio sarà sede di un Laboratorio di archeologia Il sindaco Poli e il professor D'Andria hanno fatto il punto sugli scavi in città Scoperta una strada messapica a «quattro corsie» e ceramiche d'età angioina Il passato di Lecce si riaffaccia con prepotenza dai cantieri di scavo della città. Tremila anni di civiltà che ci parlano di messapi, romani, normanni e angioini. E i documenti, le testimonianze di quel passato spesso sorprendente, stanno venendo alla luce ad un ritmo che farebbe invidia ai più quotati contesti archeologici italiani. Una situazione che il professor Francesco D'Andria, direttore della Scuola di archeologia dell'Università di Lecce, ha definito addirittura «unica» nel panorama nazionale. Il punto sulle più recenti scoperte negli otto siti di scavo e restauro presenti nel capoluogo è stato fatto ieri mattina a palazzo Carafa, in un incontro promosso dal sindaco Adriana Poli Bortone e dallo stesso professor D'Andria, decisi a realizzare una «sintesi» di questo grande patrimonio emergente, anche attraverso un progetto che prevede la creazione del «LARC», il Laboratorio archeologico della città da insediare nel cinquecentesco palazzo Vernazza, tuttora in fase di recupero attraverso i fondi della «legge Poli» sul barocco leccese. Proprio le fondamenta di palazzo Vernazza stanno restituendo in questi giorni manufatti e tracce di grande valore storico, «tra cui - ha rivelato D'Andria - una strada d'epoca messapica a quattro corsie, dotata di marciapiedi: una struttura di grande modernità che testimonia il livello di civilità esistente a Lecce nel IV secolo avanti Cristo». Ma l'antico edificio ha svelato nei suoi strati anche ceramiche d'epoca normanna e bassomedievale, un raro capitello dorico, nonché pozzi e cisterne che raccontano la vita del palazzo in età rinascimentale. Decine di reperti sono stati riportati alla luce anche negli scavi di piazzetta Epulione nel 2003: vasellame messapico, una strada romana d'età imperiale ed una successione stratificata di strutture che rivelano l'esistenza di officine per la lavorazione del metallo nel corso di più epoche. D'Andria ha ricordato anche il progetto dell'architetto Andrea Bruno, attraverso cui verranno valorizzati i due frantoi ipogei del XVI secolo e la più antica fossa olearia romana scoperti durante i lavori in piazza Castromediano. Ed altre interessanti sorprese sono emerse con il recupero dell'ex convento dei Carmelitani (nel complesso della vecchia caserma Roasio) che dal prossimo 12 dicembre diverrà la nuova sede del rettorato. Nel centro del chiostro sono state ritrovate tre tombe messapiche, con tanto di resti umani e corredo funerario in perfetto stato di conservazione. Ed ancora frammenti ceramici di fase normanna e della successiva fase angioina, tra cui uno splendido piatto invetriato con l'effìge di un leone rampante. A questo si aggiungono i recenti ritrovamenti in piazzetta Chiesa Greca (sepolture seicentesche ed una cripta affrescata). Un passato, insomma, che emerge con forza da ogni angolo della città e che ha già restituito materiale a sufficienza per allestire un museo civico. Tanta ricchezza, ha ricordato D'Andria, impone la creazione di un sistema di lavoro e collaborazione capace di divulgare al meglio le informazioni che provengono dal passato e che definiscono attraverso le diverse fasi storiche l'identità della città e del territorio. Un territorio diffuso che oggi comprende la stessa città di Lecce, l'area di Cavallino e l'insediamento di Rudiae, molto interessante anche per le potenzialità didattico-archeologiche connesse al mondo scolastico. In proposito, il sindaco Poli Bortone ha annunciato che un primo passo importante nel rilancio delle attività di collaborazione e ricerca sarà proprio la creazione del Laboratorio di archeologia della città all'interno di palazzo Vernazza. Ed il professor D'Andria ha ricordato come sia stato messo in cantiere attraverso il Por Puglia (misura 6.2) il progetto «Società dell'Informazione», ovvero un sistema integrato per la conoscenza, la comunicazione e la valorizzazione dei beni culturali del Salento, che dovrebbe poter contare su uno stanziamento di 2 milioni di euro. Ma in tutto questo, ha evidenziato ancora D'Andria, anche l'ufficio di Lecce della Sovrintendenza archeologica deve essere messo nelle condizioni di agire adeguatamente. «Perché ancora oggi - ha lamentato - mancano i più elementari strumenti per operare». Piero Bacca