La situazione dei beni culturali in Sicilia diventa sempre più preoccupante. Stiamo assistendo allo smantellamento della struttura di tutela ed alla totale emarginazione del personale tecnico. Diffondiamo e vi preghiamo di diffondere la petizione che ci invia Irene Berlingò, presidente di Assotecnici. Primi firmatari sono Carmela Angela Di Stefano (archeologa, già Soprintendente Amministrazione Beni Culturali Regione Sicilia), Nicola Bonacasa (già Prof. ordinario di archeologia, Università di Palermo) Nunzio Allegro (Prof. ordinario di Archeologia, Università di Palermo) Agata Villa (funzionario archeologo, Amm. Beni culturali Regione Sicilia). Le adesioni vanno indirizzate a linadistefanovirgilio.it. La Sicilia, per effetto della speciale autonomia, ha facoltà di legiferare anche in materia di Beni Culturali. Da tale facoltà discende, come è noto, l'emanazione delle leggi che hanno consentito l'attuazione delle Soprintendenze uniche provinciali e l'autonomia dei principali musei e delle biblioteche siciliane. Successivi interventi legislativi hanno ulteriormente contribuito a modificare profondamente l'organizzazione interna di queste strutture. Di fatto, tutti gli incarichi ai vertici delle soprintendenze, dei musei e delle biblioteche sono assegnati, su proposta dell'Assessore dei Beni culturali, dalla Giunta regionale di Governo con apposito decreto. La discrezionalità della scelta si è fatta sempre più incisiva e sempre meno legata alle effettive qualità tecnico-scientifiche dei soggetti prescelti. L'emanazione nel 2000 della Legge Regionale n. 10 ha permesso, infatti, che un funzionario amministrativo sia stato preposto alla direzione del Museo Archeologico Eoliano, creato e per anni diretto da un prestigioso archeologo quale Luigi Bernabò Brea, e che invece un archeologo sia stato nominato direttore della Biblioteca regionale di Catania. La Biblioteca Centrale di Palermo, la più importante istituzione bibliotecaria siciliana, è diretta da un dirigente amministrativo, mentre un architetto dirige la biblioteca Luigi Pirandello di Agrigento. Ancora, un architetto è stato chiamato a dirigere il Museo Archeologico di Palermo, il più antico e importante Museo Archeologico siciliano; un altro architetto dirige il Museo storico-artistico Bellomo do Siracusa. Questa procedura perversa sta ora cominciando ad estendersi anche alle direzioni delle Sezioni tecnico-scientifiche delle soprintendenze, ove architetti e funzionari amministrativi vengono preposti alla direzione delle sezioni storico-artistiche o bibliografiche. La professionalità acquisita, i lunghi anni di formazione e di specializzazione, le ricerche scientifiche, le pubblicazioni specialistiche non vengono dunque tenute in conto; non vengono considerate un patrimonio di competenze da difendere. E ciò proprio quando lo Stato moltiplica nel campo universitario gli indirizzi specialistici e mentre si allargano i contatti scientifici e gli scambi internazionali. Gli Istituti dei Beni Culturali in Sicilia non vengono infatti considerati ormai centri di ricerca scientifica e strumenti di di crescita sociale ma semplici uffici amministrativi, i cui vertici potranno essere facilmente intercambiabili con quelli di altri settori. La gravità di questa situazione anomala siciliana, accresciuta dall'entrata in vigore del sistema del contratto biennale di diritto privato per tutti i funzionari della Pubblica Amministrazione, non può più essere ignorata, tanto più se si pensa alle numerose competenze che stanno per essere trasferite dallo Stato alle Regioni. Una modifica ai contenuti della Legge Regionale n. 10 da parte del Parlamento siciliano è anzitutto una questione di civiltà, ma anche di rispetto della Costituzione italiana che considera la tutela del patrimonio culturale e ambientale uno dei principi fondamentali della Repubblica. Per questo motivo rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente della Regione Siciliana e alle forze politiche di entrambi gli schieramenti affinchè possano essere restituiti alle strutture e ai funzionari dei Beni Culturali in Sicilia dignità e prestigio.
IN EVIDENZA. Sicilia e beni culturali: è questo il modello che si persegue? Una petizione alle autorità
La situazione dei beni culturali in Sicilia è preoccupante. La struttura di tutela è in crisi e il personale tecnico è emarginato. La petizione di Irene Berlingò, presidente di Assotecnici, richiede il ripristino della dignità e del prestigio dei funzionari dei Beni Culturali. La Sicilia ha facoltà di legiferare in materia di Beni Culturali, ma la scelta dei vertici delle soprintendenze e dei musei è diventata sempre più incisiva e meno legata alle qualità tecnico-scientifiche dei soggetti prescelti. La Legge Regionale n. 10 ha permesso la nomina di funzionari amministrativi ai vertici delle istituzioni culturali, anziché di archeologi e altri specialisti.
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Bene culturale
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