Oggi i fondi ricavati dal gioco del Lotto non si utilizzano più per i grandi restauri ma servono per pagare le bollette o le pulizie delle sale. Gli architetti dirigono musei archeologici, gli amministrativi ricoprono incarichi tecnici e i tecnici vengono rimossi dalle loro postazioni. Le soprintendenze perdono potere. I dirigenti vengono promossi con piccoli concorsi interni e tenuti buoni in attesa della pensione ormai prossima. Le gallerie sono aperte soltanto in parte per mancanza di personale. E la triste fotografìa dei Beni culturali italiani oggi, una lista di mali che si sono aggravati negli anni di un governo che ha puntato tutto su logiche di svendita del patrimonio, di profitto a tutti i costi. Un quadro drammatico tratteggiato in occasione della giornata nazionale di protesta «Cultura, beniculturali e ambiente, una Italia da rifare» indetta dal Comitato per la Bellezza di Vittorio Emiliani insieme all'associazione Bianchi Bandinelli presieduta da Giuseppe Chiarante. Con loro hanno parlato dal palco anche Marisa Dalai, sulla formazione rivolta alla tutela e Irene Berlingò dell'Assotecnici sui terremoti del personale e le trasformazioni all'interno del ministero, Gaetano Benedetto del Wwf sulla situazione dell'ambiente. Ma se la Destra e i suoi due ministri succedutisi in via del Collegio romano sono bersaglio di critiche durissime supportate da dati e casi, la Sinistra autodenuncia le proprie responsabilità attraverso le parole del Ds Luigi Manconi: «nella gerarchia degli interessi nazionali che la coalizione privilegia in questa fase di elaborazione programmatica il tema dei beni culturali è a dir poco trascurato». Un pessimismo che però «non è senza soluzione» ha detto ancora Manconi che ha invitato le associazioni riunite a mettere a punto un programma utilizzando i materiali emersi dal dibattito che potrebbero diventare base per il lavoro della coalizione ma anche per farne girare una bozza per trovare sul territorio sostegno nei collegi elettorali in vista delle prossime elezioni politiche.