Un appello a Romano Prodi perché il nuovo governo di centrosinistra riporti «in onore grandi valori offuscati o addirittura abbattuti», rianimi «una dirigenza umiliata da brutali spoil-system», restituisca ai giovani la certezza «che merito, competenza e professionalità» saranno al centro, di ogni nuova politica pubblica per la cultura. È quanto chiede un appello a Romano Prodi, Un 'Italia da rifare, promosso dal Comitato per ia Bellezza e l'Associazione Bianchi Bandinelli (già firmato da centinaia e centinaia di persone) rilanciato ieri nell'ambito della Giornata di Protesta Nazionale, voluta dalle stesse associazioni per valutare lo stato dell'arte, drammatico, di beni culturali e ambiente. Rispetto alla politica disa-strosa del governo di centrodestra, che va oltre i tagli stabiliti in Finanziaria già gravissimi, occorre «una rottura netta con il passato, una reale inversione di rotta», per citare il senatore Giuseppe Chiarante. La lunghissima serie di scelte contro la cultura e l'ambiente sono state ricordate da Vittorio Emiliani. L'Italia destina alla cultura lo 0,16 del proprio Pil (la media Ue è dello 0,50). A guidare l'azione del governo non è stata «l'idea dell'interesse generale prevalente», ma «una pioggia di condoni, e di sanatorie», mentre si è teso «ad abbassare il livello generale della tutela», è venuto meno «il principio di inalienabilità» dei beni culturali, si è fatta avanti la concezione secondo la quale la cultura e i suoi beni contano solo «se sono produttivi». Con provvedimenti come il Codice Urbani, la legge delega per l'Ambiente, la nuova legge urbanistica passata alla Camera (la Lupi). Senza contare che dal 1950 al 2003 c'è stata una diminuzione della superficie totale del Bel Paese di quasi 12 milioni di ettari di terra, che i tagli al Ministero per i Beni e Attività culturali stabiliti nella manovra bis di quest'anno sono di ben 187.601.931,62 euro, e che, nello stesso Ministero, i posti scoperti sono quasi 8000. Un disastro declinato nei vari interventi. Marisa Dalai (La Sapienza) ha evidenziato la progressiva noncuranza nel formare e utilizzare le professionalità della tutela. La sistematica mancanza di tutela ambientale, riguardo alla quale l'Italia non rispetta neanche la Costituzione europea, è stata invece messa in luce da Gaetano Benedetto (Wwf Italia). Dell'«eutanasia di un Ministero» ha parlato Irene Berlingò (Assoconsumatori [nota della redazione di patrimoniosos: errore per Assotecnici]): sono 27 le soprintendenze vacanti su 66 (cioè quasi il 50) e 5 a contratto esterno, per citare solo qualche dato. «Le tematiche relative ai Beni culturali e all'ambiente continuano ad essere un tema a dir poco trascurato dalla classe politica, anche quella che fa capo alla coalizione di centrosinistra», ha dichiarato il senatore Luigi Manconi, concludendo l'incontro. E ha invitato le associazioni a stendere un programma che diventi la base di quello dell'Unione, ma sia fatto anche girare per trovare sul territorio interlocutori e sostegni nei collegi elettorali. Con le parole d'ordine uscite fuori ieri: no al nucleare e al carbone, restituire alle Soprintendenze il loro ruolo di tutela, tornare sul concetto di inalienabilità dei Beni culturali, adottare la normativa Ue come rete di riferimento dell'intera legislazione.