C'è il sacrificio umano di una bambina alla base della nascita di Roma. Un rito di sangue ripetuto più volte nel momento in cui veniva costruita e distrutta la capanna delle vestali, le ancelle del fuoco. Ma, per capire a fondo l'origine oscura della città eterna, si deve completare lo scavo del santuario della dea del focolare. Sono queste le ipotesi di studio e le intenzioni di cantiere del professor Andrea Carandini che ieri, al Museo di Roma, in Trastevere, invitato dall'associazione Nuova acropoli alla due giorni dedicata a "Le origini di Roma tra storia e leggenda", ha ripercorso la storia degli scavi che da più di vent'anni conduce nell'area dei fori, sotto il Palatino. L'equipe dell'Università la Sapienza è sulle tracce residue del complesso che, edificato a partire dal 775 avanti Cristo, era composto dalle attigue strutture della casa o capanna delle vestali; dal tempio dove venivano venerati i Lari; e dalla dimora dei re-sacerdoti, il cui compito era anche quello di controllare le vergini addette alla cura del fuoco. «Mentre costruiscono l'architettura fondante della nuova città, gli antichi re interrompono il cantiere. A quel livello abbiamo ritrovato le ossa di una bambina. E anche quelle di un'altra giovanissima, in corrispondenza della demolizione della prima struttura» ha spiegato ieri l'archeologo davanti a circa200 persone. «Credo che si trattasse di sacrifici umani che, a partire da una certa data, tuttavia, non ritroviamo più documentati». Dalla metà dell'ottavo secolo a.C. il complesso delle vestali registra 12 fasi costruttive. Nel 64 d.C. quelle architetture che dal recinto dei riti primitivi erano passate per la forma della capanna, «fino a diventare una vera domus regia», vengono demolite o inglobate dal gigantesco cantiere della reggia di Nerone. «L'età imperiale ci ha lasciato poco del tempio di Vesta. Ma non ci arrendiamo. E dalla prossima primavera riprenderemo a scavare e a studiare. Quando tutto il santuario sarà riportato alla luce, questo progetto - annuncia Carandini -potrà dirsi concluso». Alla ricerca della Roma precedente la leggenda di Romolo lavora anche la Soprintendenza dei beni archeologici. E Anna De Santis ieri ha preso la parola all'incontro, di carattere didattico e divulgativo, per mostrare le tombe degli antichi sacerdoti e dei primi guerrieri di Roma. Dieci sepolcri in tutto, «tra il bronzo finale e la prima età del ferro», spiega l'archeologa, quattro dei quali nel cuore dell'antica Roma, nel Foro di Cesare. E gli altri sparsi tra la Tuscolana, Santa Palomba e Trigoria. Gli scavi hanno riportato alla luce i vasi con le ceneri e le tazze, le brocchette e i resti di animali, accanto a doppi scudi, coltelli o lance. Il tutto miniaturizzato. «Questi corredi - ha concluso Anna De Santis - provano l'esistenza di capi comunità-sacerdoti che guidarono il processo di autonomia delle popolazioni laziali dall'Etruria meridionale». E alle origini, tra mito e storia, della genesi di Roma, sarà dedicato oggi l'intervento di Maria Luisa Bruno. La direttrice del Museo di Lavinio parlerà del mito di Enea nel Lazio (ore 17.30, piazza Sant'Egidio 1b).
Sacrifici umani di bambine nella Roma dei primordi
Il professor Andrea Carandini ha presentato i suoi studi sugli scavi del santuario della dea del focolare a Roma, che si trovano nell'area dei fori, sotto il Palatino. L'equipe dell'Università la Sapienza ha trovato le ossa di due bambine, che potrebbero essere state vittime di sacrifici umani. Le strutture del complesso delle vestali, costruite a partire dal 775 a.C., includono la capanna delle vestali, il tempio dei Lari e la dimora dei re-sacerdoti. Gli scavi hanno anche rivelato tombe degli antichi sacerdoti e dei primi guerrieri di Roma, tra cui quattro sepolti nel Foro di Cesare.
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