La denuncia della Gad in un'interrogazione presentata a Montecitorio. La Gad boccia la dismissione del patrimonio immobiliare dello stato da parte del governo per il tramite della Cassa depositi e prestiti. Non hanno messo in vendita palazzo Chigi, ma questo è l'unico sollievo in un'operazione contabile che ha come obiettivo di consentire il rispetto del vincolo del 3 per l'indebitamento pubblico 2004, ma che sarà sicuramente contestata in sede europea perché si tratta di una vendita autofinanziata dalla Cassa depositi e prestiti e quindi di una vendita a se stessi. Un'altra bocciatura in vista per l'Italia che è già vigilata speciale'. È quanto sostiene l'opposizione in un'interrogazione presentata alla camera, primo firmatario il deputato Ds Vincenzo Visco, nella quale viene dettagliatamente esposto come si stia procedendo alla costituzione di un fondo immobiliare destinato a essere veicolo per la dismissione di immobili pubblici (ministeri, caserme, uffici). Il fondo emetterà azioni pari al 40 del valore degli immobili e ricorrerà all'indebitamento per il restante 60. Tutto ciò dovrebbe servire a produrre i 4 miliardi utili a raggiungere il rispetto del Patto di stabilità. Le azioni, scrivono Vincenzo Visco (Ds), Roberto Pinza (Dl), Giovanni Russo Spena (Prc), Gabriella Pistone (Pdci), Roberto Villetti (Sdi), Luana Zanella (Verdi), Alessandro De Franciscis (Udeur), Carla Mazzuca Poggiolini (Repubblicani europei), Mauro Agostini (Ds), sarebbero sottoscritte in un primo tempo dalle banche che partecipano all'operazione e soltanto in un secondo tempo sarebbero collocate presso investitori specializzati. L'onere delle spese straordinarie e ordinarie di gestione degli immobili, però, verrebbe riversato sullo stato per evitare che l'operazione possa apparire per quello che è: non una vendita, ma un finanziamento in quanto il rischio resterebbe in capo al venditore e non trasferito all'acquirente'. Per finire, il 70 dell'indebitamento, pari a 1,68 miliardi di euro, sarà pagato dalla Cassa depositi e prestiti, società finanziata dal tesoro e da altri enti sottoposti alla vigilanza del tesoro. Il tesoro vende dunque a se stesso, ma ancora non si sa cosa', scrivono i deputati, né si conosce l'entità degli affitti che il ministero dovrebbe sostenere dopo la vendita (per i quali affitti, peraltro, non risultano stanziate esplicitamente risorse nel bilancio)'. I deputati dell'opposizione concludono l'interrogazione domandando se il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro dell'economia, Domenico Siniscalco, non ritengano che la situazione descritta configuri una fattispecie oltremodo disdicevole per il paese (che sicuramente si vedrà contestare l'operazione in sede europea), e per il tesoro, la cui reputazione e affidabilità sono già scosse dalla vicenda delle obbligazioni Scip 2, e sia indice di affanno, dilettantismo e incompetenza nella gestione finanziaria del paese'.