Maurizio Eufemi ieri l'ha definita «un rito inutile da rivedere profondamente». Difficile dargli torto: la manovra del 2006 è approdata in aula con la certezza di un doppio voto di fiducia entro giovedì che farà piazza pulita di 2.800 emendamenti, 2.500 al disegno di legge Finanziaria, 300 al decreto fiscale. Giusto il tempo per il ministero dell'Economia di mettere a punto i rispettivi maxiemendamenti. Di questioni aperte ne restano diverse, a partire dal destino dei 500 milioni sottratti in corso d'anno al Fondo sociale delle Regioni. Quest'ultimo è il vero punto interrogativo sul quale la maggioranza è divisa: Tremonti ha messo a disposizione 500 milioni, ma dovranno bastare per dare risposta a tutte le richieste, dai tagli ai Carabinieri ai micro-interventi elettorali. Fonti parlamentari dell'Udc assicurano che «almeno una parte di quei fondi ci sarebbero», ma a quanto pare non tutti sono d'accordo. «Meglio nulla che poco», sintetizza una fonte di Forza Italia. In attesa che la maggioranza decida che fare i Governatori confermano la manifestazione nazionale di protesta di giovedì insieme ai sindacati confederali Altra questione di una certa importanza, il condono previdenziale agricolo promesso da Tremonti a Gianni Alemanno. In questo caso ci sono problemi tecnici: gran parte dei crediti Inps sono stati cartolarizzati e complicano l'attuazione della sanatoria. E' possibile che il via libera slitti alla Camera. In molti casi è lo stesso Governo ad aver promesso modifiche: per esempio la stangata su Cd e Dvd («la cancelleremo», ha annunciato il viceministro Vegas) e il taglio di ulteriori 50 milioni a quelli già subiti dai programmi a favore dei Paesi in via di sviluppo. Anche qui il Governo ha promesso di ripristinare i fondi e però l'Udc, chissà perché, promette eventualmente battaglia. C'è nell'aria anche una norma per l'assunzione di massa di consulenti dell'attuale maggioranza, già previsto da un emendamento (accantonato in Commissione) all'articolo 32. Lo denunciava ieri il senatore diesse Franco Bassanini: «Corre voce che ci sarà una ruolizzazione degli staff di ministri e sottosegretari». Dal governo né conferme né smentite. Nel maxiemendamento potrebbe confluire l'estensione della cassa integrazione alle imprese agricole colpite dalle conseguenze dell'influenza aviaria. «Stiamo decidendo in queste ore se metterla in Finanziaria o vararla per decreto», spiegava sempre ieri il ministro del Welfare Maroni. La differenza non è di poco conto: in questo caso le misure non prenderebbero il via che dal primo gennaio 2006 anche se, promette Maroni «con effetto retroattivo». Pacifico invece il destino del pacchetto famiglia: il maxiemendamento stanzierà un miliardo e 140 milioni gran parte dei quali (750 milioni) andranno per un bonus ai nuovi nati del 2005 (i secondogeniti) e del 2006 (tutti, senza distinzione di reddito). Infine il fondo unico per lo spettacolo: nell'ultimo vertice di maggioranza si è deciso di restituire fra i 50 e i 100 milioni al ministero della Cultura, ma manca una quantificazione esatta. Deciso quanto Rocco Buttiglione a ricevere qualche compensazione per i tagli della Finanziaria c'è solo il ministro della Difesa Antonio Martino. Ieri se n'è lamentato pubblicamente ad un incontro organizzato dai diesse; «Una manovra insostenibile» che metterebbe a rischio anche il futuro delle missioni umanitarie. «Ne ha parlato con Tremonti?» hanno chiesto i cronisti a Martino. Risposta fra l'ironico e il rassegnato: «Sì, ma l'incontro è rinviato alle cinque di mattina, dietro la chiesa».