Governo e Regione varano 15 piani di recupero architettonico per monumenti ed edifici storici «Arte ed economia vanno a braccetto. Lo vediamo nelle relazioni internazionali: quando si compra Italia, lo si fa per il valore aggiunto delle sue tradizioni artistiche, per la capacità di trattare il bello». Lo ha detto il ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani alla presentazione del documento di integrazione dell'intesa sottoscritta da Regione Lombardia e Governo nazionale il 26 maggio del '99 per la realizzazione di 15 interventi di recupero di importanti monumenti ed edifici storici lombardi, per un impegno finanziario pari a 82 milioni di euro. Nell'elenco sono compresi il restauro del complesso architettonico dell'abbazia di Chiaravalle milanese, le ristrutturazioni del chiostro di sant'Abbondio a Como, dell'abbazia del Polirone a San 'Benedetto Po nel mantovano, della cattedrale di Santo Stefano martire a Pavia, del cenobio monastico di Morimondo a San Giuliano milanese. Fino alla valorizzazione dell'intero complesso della Villa Reale di Monza e dei suoi giardini, e al finanziamento dell'attività di ricerca, catalogazione e analisi dei fondi archivistici, documentari e fotografici relativi alla conservazione e al restauro del grattacielo Pirelli a Milano, sede della Giunta regionale. Il fiore all'occhiello delle opere da realizzare è rappresentato dai lavori dell'abbazia di Chiaravalle in stile romanico-lombardo e gotico-cistercense, ubicata in via San Arialdo 102 al confine meridionale del capoluogo lombardo, a due passi dalla stazione ferroviaria di Milano Rogoredo. Gli interventi, che avranno un costo complessivo di quasi 3,5 milioni di euro stanziati per 2,4 milioni dalla Regione, per il resto dal ministero per i Beni Culturali), riguarderanno i rilievi, le indagini e alcune opere di restauro della chiesa in laterizio terminata e consacrata nel 1221, del chiostro in stile gotico del Duecento con arcate ogivali, di ciò che resta dell'antica torre di difesa che da l'accesso al monastero, della cappella di San Bernardo (dove è stato ritrovato un affresco attribuito a Hieronymus Bosch) e dell'antica foresteria. Saranno inoltre finanziati la manutenzione straordinaria degli alloggi dei monaci cistercensi, la ricollocazione e il riallestimento della biblioteca di cui fa parte il Libro dei prati, un manoscritto rinvenuto nel 1578 e che documenta come i monaci seppero portare nel milanese la ricchezza là dove c'era la misera, barattando le loro terre coltivate con appezzamenti più grandi ma incolti. «Si tratta - racconta padre Bernardo Monti, priore amministrativo dell'abbazia dallo scorso luglio - del finanziamento della prima fase dei lavori di restauro, la cui conclusione è prevista per la fine del 2006». L'abbazia, infatti, necessiterà di ulteriori cure, essendo minacciata quotidianamente dal passaggio dei treni della linea Milano - Genova, posta improvvidamente alle spalle del transetto sinistro, laddove negli anni Settanta fu collocato l'angelo della Resurrezione, una statua di sembianze per metà maschili e femminili scolpita da Giacomo Manzù. «Sono iniziati da tempo i lavori per spostare i binari - annuncia il priore - Allo stato attuale non sappiamo però ancora quando potranno concludersi». In ogni caso si parla di parecchi anni, se non addirittura di decenni. «Rispetto ad altre Regioni "concorrenti" - commenta Urbani - la Lombardia può vantare un valore aggiunto rappresentato dal patrimonio storico-artistico. Restaurare l'abbazia di Chiaravalle vuol dire riscoprire una parte significativa della civiltà del passato». Per la Giunta regionale finanziare, i lavori di recupero di Chiaravalle - aggiunge il presidente Roberto Formigoni - «è un modo per valorizzare la cultura. Per noi è importante tanto fare ferrovie, strade e metropolitane, quanto coltivare la memoria delle nostre tradizioni». Cenobio dei cistercensi fondato nel 1135 da San Bernardo abate di Clairvaux, l'abbazia di Chiaravalle, oggi parrocchia prepositurale, è abitata da una comunità 13 persone (compresi un oblato regolare e due familiari) di età compresa tra gli 85 e i 45 anni, di cui - dice il priore - «nessun novizio». Si tratta di una «rinnovata presenza», dal momento che le soppressioni napoleoniche avevano costretto i monaci ad abbandonare il monumento per circa 150 anni, dal 1799 al 1952. «Da allora Chiaravalle ha camminato molto, alternando periodi di massiccia presenza di monaci (negli anni Settanta la comunità era arrivata a 28 elementi) a periodi di minor consistenza numerica».