Ecco la sagoma diroccata del Molino Stucky, le macerie annerite dal fumo, il pezzo di torretta pericolante, i brandelli della copertura del ponteggio. Quel che resta dell'inferno, il giorno dopo l'incendio. In vaporetto, sul canale della Giudecca, la vista del gigante squarciato è nitida. Non è uno spettacolo confortante. «Ma il fuoco s'è mangiato solo il 10 per cento del complesso immobiliare», dice l'architetto-progettista Francesco Amendolagine, ridimensionando la sciagura. Forse non ha tutti i torti. Appena metti piede dentro la «fabbrica», l'ala devastata scompare. Sei nel mezzo di un grosso cantiere edile. «Guardate, il fuoco non ha neppure sfiorato l'ala residenziale osserva la nostra guida al tour nel Molino. Gli appartamenti finiti e rifiniti sono abitabili, i proprietari hanno le chiavi». Insomma, se la tristezza e la desolazione del contesto non prevalgono sul senso pratico, qualcuno, allo Stucky, potrebbe perfino passarci le vacanze di Pasqua. Gli ultimi fuochi, sotto stretta sorveglianza, non sono ancora spenti (scelta tecnica per evitare altri crolli), l'inchiesta giudiziaria contro ignoti è alle prime battute, e già le fiamme dell'altro Ieri sembrano sfumare, all'insegna di pragmatici ritornelli: non è stata una catastrofe, i danni sono contenuti. L'assicurazione della Società «Acqua Marcia» (copertura 30 milioni di euro) farà fronte al risarcimenti. Il sindaco Paolo Costa si consola con il nuovo elicottero anti-incendio che, dopo la sua sfuriata («sono disposto ad acquistarlo a spese del Comune»), arriverà nei prossimi mesi, pagato, com'è giusto che sia, da Roma. «Forse ce ne daranno, due esulta . Ciò detto, allo Stucky, l'operazione spegnimento non è andata male. Il vecchio mezzo in dotazione a Venezia era fuori uso; però, hanno supplito i velivoli della Protezione civile di Belluno». Gianpietro Zucchetta, perito del pm Michele Maturi, non è dello stesso parere. «La lezione della Fenice affermanon è servita. I vigili del fuoco, pur bravissimi, non possono fare miracoli con dotazioni antiquate. L'impiego tempestivo dell'elicottero avrebbe potuto spegnere le fiamme della torretta, epicentro del fuoco». E il caso Stucky da la stura alle rivendicazioni dei pompieri: le Rdb hanno indetto, per maggio, una giornata di sciopero generale. Ma veniamo alle cause del rogo. Capitolo oscuro e inquietante. Fiamme accidentali o dolose? L'unica ipotesi al momento sostenibile è quella di un «incendio intenzionale». Anche se formulata non sulla base di indizi, ma di ragionamento, E cioè: nella torretta non c'erano cavi elettrici, non c'erano lavori in corso, né materiali infiammabili. E allora? Il sopralluogo effettuato ieri dai magistrati non ha fornito nuovi elementi. «Le macerie sono ancora fumanti, non siamo andati nel punto cruciale dell'incendio dice il procuratore Benaccetti , Ma la logica ci porta a sostenere che una mano umana abbia appiccato il fuoco». «Quell'area era praticamente sigillata dal '98, da quando si fecero i rilievi di apertura del cantiere nota un tecnico dello Stucky . Nessuno avrebbe dovuto metterci piede, i lavori si svolgevano altrove. Certo, raggiungere la torretta era possibile, conoscendo il tortuoso percorso. Ma un estraneo avrebbe avuto difficoltà». Se il rogo è intenzionale, qual è il movente? Mistero fitto, supposizioni: vendetta dell'operaio arrabbiato, racket, mafia, business. il sindaco commenta: «Venezia, rispetto ad altre città, è un'oasi. Non abbiamo mai avuto segnali di infiltrazioni mafiose. Certo, c'è sempre una prima volta». La Procura compie i primi passi formali: acquisisce l'elenco delle ditte operanti nel cantiere, i rapporti di appalto e sub-appalto, il prospetto del turni dei dipendenti, il pm Maturi poi lancia un appello: chi ha scattato foto o filmato le prime fasi del rogo si faccia avanti. Chi sa o ha visto qualcosa di utile per l'indagine non esiti a testimoniare. IL MOLINO. Martedì un incendio, che si sospetta doloso, ha danneggiato lo storico Molino Stucky, sull'isola della Giudecca a Venezia. L'edificio è in fase di ristrutturazione LAFENICE. II 29 gennaio 1996 un incendio doloso distrusse a Venezia il teatro «La Fenice», chiuso per restauro. Due elettricisti sono stati condannati il pompiere: Così ho spento il rogo «Sono abituato a lottare contro gli incendi nei boschi. Non avevo mai volato su Venezia. Ma dopo 27 anni sugli elicotteri a soccorrere gente sulle pareti delle montagne un palazzo in fiamme non ti spaventa, neppure se è a Venezia». Parla Remo De Castagné, trentino che, a bordo del suo Ecureile, racconta in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere del Veneto come è riuscito a domare l'incendio. Con lui ha lavorato un altro elicottero, uno Sky Crane pilotato da un americano con un assistente italiano per la traduzione. «Anche se il vento ha alimentato le fiamme, spiega Castagné la sua direzione mi ha permesso di avere un 'ottima visibilità e di sganciare con precisione. Erano invece pericolose le gru del cantiere e le imbarcazioni nel canale Giudecca».