Secondo lo storico locale monsignor Capobianco. Tracce storiche inconfutabili GAETA Si terrà quasi sicuramente il prossimo 21 novembre la seduta di Consiglio Comunale dedicata alla discussione sui beni storico - culturali della città ed alla richiesta della Curia arcivescovile di allocarli presso il Museo Diocesano in allestimento presso Palazzo De Vio. Il dibattito tra coloro che sostengono la tesi dell'appartenenza al Comune di tali beni e coloro che affermano il contrario si arricchisce ora dell'autorevole intervento di uno dei Canonici della Cattedrale di Gaeta, monsignor Paolo Capobianco, profondo conoscitore della storia della città, autore di decine di pubblicazioni in materia. Don Paolo Capobianco ripercorre la storia di uno dei simboli che la città custodisce con grande «venerazione», ovvero lo Stendardo di Lepanto, che in tale dibattito spesso assurge ad elemento discriminante delle opposte tesi sostenute. Nella lettera inviata dalla Curia agli amministratori ed ai cittadini di Gaeta, don Paolo Capobianco ricorda come «lo Stendardo di Lepanto venne donato dall'ammiraglio Marcantonio Colonna, tra i comandanti della flotta cristiana in partenza per Lepanto, con l'approvazione di Papa Pio V, alla Cattedrale di Gaeta in segno di rispetto del voto fatto dallo stesso Marcantonio Colonna davanti a S. Erasmo nella Cattedrale di Gaeta prima di partire per la battaglia». Don Paolo Capobianco racconta così quest'importante aspetto della storia di una delle battaglie che la cristianità ricorda con grande orgoglio combattute contro l'invasore musulmano. «Il 20 giugno del 1571 Papa S. Pio V celebrò in San Pietro una messa in onore dello Spirito Santo, dopo la messa consegnò all'ammiraglio Marcantonio Colonna uno Stendardo di seta su disegno di Michelangelo realizzato da Girolamo Siciolante, invitandolo a radunare la flotta nel Porto di Gaeta». «Il mattino del 22 giugno 1571 arrivato a Gaeta - racconta sempre don Paolo - prima di partire Marcantonio Colonna nella Chiesa Cattedrale fece voto davanti a S. Erasmo che se fosse tornato vincitore avrebbe donato lo Stendardo al Santo, simbolo della vittoria cristiana a Lepanto». Lo Stendardo nel corso dei secoli fu custodito in un cassetto del Capitolo Cattedrale di Gaeta nel Tesoro della stessa Chiesa e nella seconda metà del Settecento il vescovo Carlo Pergarno adatto lo Stendardo in un grande quadro aggiungendovi la scritta «in hoc signo vinces». Venendo ai giorni nostri don Paolo Capobianco ricorda che dopo i danni riportati dallo Stendardo a seguito dei bombardamenti a Gaeta nella notte dell'8 settembre del 1943 che provocarono allo storico vessillo un grande strappo lo stesse venne restaurato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti. Infine agli inizi degli anni 90 - prosegue nella parte finale la lettera di don Paolo - monsignor Farano arcivescovo di Gaeta nel riportare l'opera restaurata in Cattedrale la appoggiò momentaneamente al Centro Storico che era ospitato allora nel Palazzo De Vio per poter essere visitato con maggiore visibilità».
GAETA- Lo stendardo di Lepanto appartiene alla Chiesa
Il prossimo 21 novembre si terrà una seduta di Consiglio Comunale a Gaeta per discutere sulla gestione dei beni storico-culturali della città. La Curia arcivescovile ha richiesto l'allocazione di questi beni al Museo Diocesano. Lo storico locale monsignor Paolo Capobianco ha scritto una lettera in cui ricorda la storia dello Stendardo di Lepanto, un simbolo della città che è spesso al centro del dibattito. L'ammiraglio Marcantonio Colonna donò lo Stendardo alla Cattedrale di Gaeta prima di partire per la battaglia di Lepanto, con l'approvazione di Papa Pio V.
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