La Maddalena. Nel mirino i lavori di ampliamento delle strutture di Santo Stefano censurati dall'UE. Una Procura a caccia di segreti. A breve una richiesta di sopralluogo nella base Non sarà facile acquisire il fascicolo relativo agli atti che hanno consentito al governo Usa di ottenere la concessione per 52 mila metri cubi. Si rischia di impattare nel segreto di Stato com'è già successo per le indagini sui presunti abusi a villa Certosa. Forse è ancora troppo presto per parlare di un nuovo caso Certosa, ma il segreto di Stato rischia di bloccare un'altra indagine della Procura di Tempio. Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu si occupa infatti da diversi mesi dell'ampliamento della base Usa di Santo Stefano. L'inchiesta è entrata in una fase decisiva, perché ora serve l'acquisizione dei documenti riguardanti l'intervento da 52 mila metri cubi e soprattutto un sopralluogo nel presidio Usa più importante del Mediterraneo. Facile a dirsi, ma si parla di un sito e di atti (documenti collegati al trattato che regola i rapporti fra Usa e Italia) sui quali nessuno può mettere il naso. Materia assolutamente secretata della quale si possono occupare soltanto alcuni organismi espressamente citati nell'accordo riguardante la base della Us Navy. E a questo punto i magistrati si trovano davanti ad un bivio. Il sostituto Porcheddu, lo stesso dell'inchiesta sulle tenuta del premier, non commenta il lavoro della polizia giudiziaria. E' certo, però, che il pm vuole esaminare la documentazione che gli consenta di raccogliere elementi sulla classificazione delle opere in via di realizzazione nell'arcipelago. In teoria si tratta dell'ampliamento delle strutture militari, ma per averne certezza servono le carte. Altrimenti gli accertamenti riguarderebbero il nulla. La Procura di Tempio vuole invece lavorare sui dati di fatto. Per questo un sopralluogo sarebbe utilissimo, anzi imprescindibile, se si vuole avere un'idea precisa e soprattutto una descrizione dettagliata dei lavori in corso a Santo Stefano. Per ora è soltanto la sezione di polizia giudiziaria del Corpo Forestale ad occuparsi del fascicolo. In una relazione gli investigatori ipotizzano il reato di deturpamento di bellezze naturali. Ma è probabile che a breve anche la Capitaneria di porto di La Maddalena venga coinvolta nell'inchiesta. E si tratta di un affidamento di nuovi incarichi assolutamente non casuale. Perché proprio la Capitaneria di porto ha la possibilità e i mezzi per effettuare un sopralluogo nella base. Ed è altrettanto sicuro che se i pm dovessero andare avanti con la decisione di chiedere l'accesso nel presidio per sottomarini a propulsione nucleare, immediatamente si porrebbe una serie di questioni di non facile soluzione. I magistrati galluresi, comunque, lavorano in silenzio. Non si occupano delle interrogazioni presentate alla Commissione europea e tantomeno delle manifestazioni avvenute nei giorni scorsi proprio a Santo Stefano. Per la Procura di Tempio il problema dal punto di vista strettamente tecnico è abbastanza semplice: Esiste un cantiere, i lavori vanno avanti da mesi, in una zona con rigidi vincoli ambientali e paesaggistici. Qualcuno deve spiegare atti alla mano che l'intervento è autorizzato e rientra negli accordi tra Stati Uniti e Italia. Certo, tenendo conto anche dell'ultimissimo richiamo della Commissione europea che contesta, proprio in riferimento alla base di Santo Stefano, il mancato rispetto delle normative europee in materia ambientale. Il caso Us Navy. L'esposto. Sono stati i rappresentanti del Gruppo d'Intervento Giuridico e degli Amici della Terra a chiedere l'intervento della Procura della Repubblica di Tempio. In un esposto datato 8 ottobre 2004, inviato anche alla Regione, al Ministero dell'ambiente e all'Unione europea, gli ambientalisti mettevano in evidenza la presunta violazione delle normative europee in materia ambientale. L'interrogazione. Anche l'europarlamentare verde Monica Frassoni ha chiesto spiegazioni sull'ampliamento della base Usa di Santo Stefano. Lo ha fatto con un'interrogazione rivolta alla Commissione europea, sempre nell'ottobre 2004. E nel gennaio 2005 il commissario all'ambiente greco Dimas si è occupato della questione, aprendo un procedimento concluso nei giorni scorsi. Il richiamo. L'Ue ha messo in mora l'Italia, secondo la Commissione europea l'intervento di ampliamento è suscettibile di avere un impatto ambientale significativo nella zona, per questo, sempre secondo l'Unione Europea, dovevano essere avviate le procedure di valutazione di incidenza ambientale. L'inchiesta. La Procura di Tempio si occupa da mesi del primo lotto dell'ampliamento. L'ipotesi è quella della violazione dell'articolo 734 del codice penale. Non possono essere infatti contestate violazioni della disciplina regionale in materia urbanistica