Nella strategia degli interventi prossimi in Iraq, l'Italia può dare un contributo concreto e abbastanza qualificato. I risvolti di questo contributo sarebbero notevoli, considerando anche i profili di utilità pratica. E' nota la cronaca di saccheggi in cui si è misurato l'accaparramento dei reperti archeologici con la trasportabilità, e l'ignoranza sul valore di pezzi che sono unici al mondo, come gli scritti dei Sumeri. Dopo la barbara distruzione preistorica della famosa biblioteca di Alessandria, molti secoli dopo, nessuno oggi immaginava i libri in fiamme a Bagdad. Ecco perché bisogna intervenire subito, magari con l'aiuto dei nostri bravissimi Carabinieri, che, in Italia, hanno dato prova di competenza e di professionalità. Inoltre, le nostre Università e i nostri studiosi, specialmente delle scuole di Torino e di Catania, dispongono di esperti e di ricercatori che hanno lavorato anche in Iraq, per il riordino dei musei. I loro studi e i loro scritti, hanno fama mondiale. Questi specialisti potrebbero illustrare l'importanza dei vari reperti, spiegando l'importanza e il valore anche agli iracheni stessi, perché lo scempio che sta accadendo è figlio dell'ignoranza e della grettezza. L'Italia, poi, dispone di industrie tipografiche in grado di diffondere in tutto il mondo la conoscenza di questi tesori, stimolando un turismo culturale che può portare ricchezza e benessere a quel paese. Bisogna voltare pagina subito, caro ministro, perché ogni giorno che passa, consente danni irreparabili. Questa opera di riordino e di promozione metterebbe in difficoltà i soliti sciacalli che, nel disordine, pregustano buoni profitti. Insomma, bisogna dire basta al «supermercato di antichità» che si è aperto in Iraq. L'epoca dei pacchi dono e dei prodotti deteriorabili, (che scadono presto, con quel clima caldo), si è dimostrata fallimentare. Lo stesso dicasi per i contributi in denaro, che vanno sempre ai più furbi. Bisogna dunque stimolare gli iracheni stessi a capire, a tenersi informati, a provvedere alla loro rinascita, sfruttando l'orgoglio del loro carattere, perché la nostra non sarebbe la solita elemosina. Ma non facciamone, per favore, una nazione controversa e agguerrita che polarizza gli interessi nelle ottocentesche lotte di classe : la porteremmo al rimpianto della dittatura.