«L'errore che si rischia di commettere è pensare che alcune parti del Palatino siano più a rischio di altre. In realtà ci sono strutture che pur essendo abbastanza recenti sono più compromesse di quelle di epoca romana». Angelo Bottini, 56 anni, il sovrintendente che ha preso il posto di Adriano La Regina, sa praticamente tutto del colle che diede i "natali'" a Roma. E sa anche che il posto può tradire. «Questo crollo spiega celo dimostra. Il muro di contenimento degli Orti Farnesiani sembrava solido. E invece, ora che è venuto giù, scopriamo che la sua struttura era debole, la muratura scadente, le condizioni molto peggiori di alcune delle opere che risalgono all'epoca dei Re». Nel crollo, secondo la valutazioni di Maria Antonietta Tomei, altra grande conoscitrice del Palatino (l'area tra il Colosseo, il Velabro e via dei Cerchi), «sono venute giù diverse tonnellate di terra e mattoni». La Sovrintendenza ha rinnovato al professor Croci della "Sapienza" l'incarico di monitorare la zona. «Servono perforazioni, prelievi, carotaggi - aggiunge Bottini - Sul colle c'è di tutto, dalle mura di epoca regia a fabbricati realizzati nel secolo scorso. Il ministro concorda sulla necessità di un intervento esteso e questo non può che farci piacere. Il tratto di muro che è crollato non era affatto indicato tra quelli a rischio. Il che fa comprendere quanto tutta l'area sia in pericolo. Sopra al punto del crollo, c'è, non lontanìssima, una terrazza. Non è venuta giù. Per fortuna, comunque, non c'era nessuno. Un cedimento di poco più esteso avrebbe potuto provocare chissà cosa».