Pozzuoli. Sembrano giardinieri come altri, con le loro seghe elettriche, i loro rastrelli e la divisa verde. Ma in realtà sono le detenute del carcere di Pozzuoli, impegnate con il Comune in un progetto sperimentale per la riqualificazione dell'area archeologica di via Celle. Ieri mattina erano al lavoro, per rimuovere rifiuti, erbacce e ridare decoro al sito della necropoli romana. Ladre, spacciatrici, truffatrici tutte unite da un'unica volontà: dimostrare di essere cambiate, aiutando Pozzuoli a cambiare volto. E c'erano anche loro, ieri, vicino ai resti della necropoli romana di Puteoli il cui degrado è finito nel mirino del colorato sindacalista puteolano Gennaro Prebenda, «il messicano»: «Questa necropoli doveva e poteva essere uno dei luoghi simboli per il rilancio turistico dei Campi Flegrei dice indossando il tradizionale sombrero - Ma purtroppo è ridotta in queste condizioni nonostante tutti i soldi spesi per il suo rilancio». Tra il 1996 e il 1997, infatti, per la riqualificare la zona, il commissario straordinario di governo finanziò i lavori con circa 1,5 miliardi delle vecchie lire: ad eseguirli, il consorzio Copin che, in pochi mesi, intervenne restaurando i mausolei, ripulendo minuziosamente la necropoli, rimovendo i rifiuti. Subito dopo, la necropoli venne consegnata alla Soprintendenza archeologica. Oggi, la necropoli di via Celle è di nuovo piena di erbacce e rifiuti: il cancello verde rimane chiuso a chiave, impossibile far visita all'interno degli scavi. Da fuori, però, si ammira proprio a ridosso delle tombe, una casetta rosa abbandonata, da cui spuntano i tubi dei servizi igienici. Forse doveva essere la dimora del custode. Il senatore Salvatore Lauro, dopo un sopralluogo fatto sempre nella mattinata di ieri, ha promesso che del caso della necropoli abbandonata informerà sia il ministero dei Beni culturali che l'Unesco. Insomma, è grande la mobilitazione per la tutela e il rilancio del patrimonio culturale e archeologico del Campi Flegrei: testimonianze di grande valore che rischiano di soccombere per l'incuria e l'abbandono. Le detenute, nel frattempo, ignare di tutte le polemiche, non si fermano neppure un istante: sono in tre, non parlano del loro passato ma solo del loro presente: «Avete visto che risultati? Sono proprio brave». I dipendenti dell'ufficio Giardini del Comune, che affiancano in ogni istante il lavoro delle detenute, spiegano che non hanno nulla da invidiare al personale specializzato. Lavorano grazie ad un permesso della magistratura di sorveglianza che le autorizza a lasciare l'istituto di pena di Pozzuoli per otto ore al giorno. pi.tao.