I dirigenti degli Archivi di Stato e delle Sovrintendenze archivistiche regionali italiane hanno minacciato, da Firenze, "dimissioni di massa subito dopo Pasqua", se il ministro Urbani non rispondera' alle loro richieste. Motivo del contrasto il taglio di fondi del ministero, stimato in una riduzione generale variabile tra il 49 e il 60, che, tra i primi effetti, sta provocando la paralisi delle attivita' degli archivi. "Gli archivi di Stato sono l' anello debole e hanno risentito subito dei tagli della Finanziaria. Sono state colpite le spese di funzionamento, i direttori non hanno i soldi per pagare le spese correnti: energia elettrica, telefono, riscaldamento, pulizia dei locali e altre voci di spesa come queste", hanno spiegato i segretari nazionali Claudio Calcara (Fps-Cisl), Libero Rossi (Cgil-Fp) e Gianfranco Cerasoli (Uil-Fp). Chiusure immediate al pubblico e rischio nella conservazione di antichi documenti ("in alcune sedi potrebbe non funzionare piu' l' impianto di climatizzazione che mantiene la temperatura costante", e' stato denunciato) sono due pericoli evidenziati oggi durante una conferenza stampa. Le sedi considerate in maggiore difficolta' sono quelle di Pisa, Genova, Alessandria, Firenze e Siena, "ma - e' stato detto in una conferenza stampa al termine di un' assemblea sindacale svoltasi a Firenze - entro luglio rischiano di chiudere tutti". Secondo i sindacati, dal 1998 al 2003 la riduzione di fondi per gli archivi e' stata continua: da uno stanziamento di 7,178 milioni di euro del '98, ai 3,150 milioni del 2003 (nel 2002 furono stanziati per gli archivi di stato 4,332 milioni di euro). "Cifre - spiegano - a cui bisogna aggiungere la situazione debitoria accumulata nel corso degli anni". Il problema riguarda complessivamente 121 fra archivi e soprintendenze archivistiche regionali, piu' altri 37 tra istituti collegati e sedi staccate per un totale di 3265 dipendenti.(ANSA).