Censimento in atto per oltre centomila chiese e milioni di oggetti sacri Quante sono le chiese in Italia? Centomila, ma il numero preciso ce lo dirà il censimento che la Cei ha già avviato grazie anche al coinolgimento del ministero dei Beni culturali. Un lungo, anche se non sempre facile cammino di collaborazione, segnato dalle Intese sui beni culturali ecclesiastici del 1996, del 2000, relativa agli archivi e alle biblioteche, fino a quella del 2005. Il patrimonio ecclesiastico costituisce un tesoro diffuso in tutta la penisola: trentamila sono le chiese di rilevanza storica, 226 le cattedrali, 400 le abbazie, 1500 i santuari... L'Italia è dunque un territorio sacralizzato, i segni della cristianità appaiono ovunque nelle forme più varie: dalla maestà del Duomo, che domina il centro storico, al candore della pieve, che inonda la campagna. Un tesoro che ha bisogno di essere tutelato, valorizzato, fatto conoscere. L'occasione per fare il punto sulla collaborazione tra Stato e Chiesa italiana è data dal convegno su «Il patrimonio culturale di interesse religioso dopo l'intesa del 26 gennaio 2005» presso la Fondazione Cini di Venezia, promosso dal «Centro studi sugli enti ecclesiastici e altri enti senza fini di lucro» (Cesen) dell'università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dal professor Giorgio Feliciani, e dall'Istituto di diritto canonico San Pio X presieduto dal professor Juan Ignacio Arrieta. Tanti sono i frutti delle intese. L'inventariazione informatizzata dei beni culturali mobili ecclesiastici, a partire dal 1996, ha portato alla schedatura, corredata di immagini, di oltre un milione e settecentomila opere. Quattro le diocesi che hanno inventariato completamente il proprio patrimonio, ma saranno sessanta a fine anno. Dall'inventariazione è nata la banca dati nazionale che raccoglie la documentazione fornita dalle diocesi. L'Osservatorio paritetico nazionale tra rappresentanti di Stato e Chiesa affronta le tematiche inerenti le intese e i casi particolarmente problematici sia a livello locale che nazionale. Un gran lavoro condotto dall'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei, guidato negli ultimi dieci anni da monsignor Giancarlo Santi e recentemente affidato alle cure di don Stefano Russo. L'intesa del 2005 per il professor Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico alla Terza Università di Roma, è «una svolta importante rispetto all'accordo del '96 che, in modo minimalista, indicava i soggetti piuttosto che i problemi da affrontare nel campo dei beni culturali religiosi. L'ultimo accordo, rifacendosi a una tradizione antica ma a volte misconosciuta, concepisce il patrimonio storico artistico non in un'ottica privatistico-proprietaria, ma comunitaria e d'interesse nazionale e si propone un impianto in grado di affrontare le situazioni concrete per dare l'avvio all'opera di valorizzazione, salvaguardia, fruizione. Un esempio? Affidare al vescovo la selezione delle richieste di intervento degli enti ecclesiastici per valutarne le priorità nell'ambito della sua diocesi». Infine uno sguardo oltreconfine per scoprire che l'Italia sa essere anche maestra: «La nostra normativa concordataria sui beni culturali religiosi - conclude Cardia - la sì ritrova in molti concordati successivamente adottati da Paesi europei: dalla Germania alla Polonia, dalla Repubblica Ceca al Portogallo».
Stato e Cei a tutela dei tesori d'Italia
La Cei ha avviato un censimento per oltre centomila chiese e milioni di oggetti sacri in Italia. Il patrimonio ecclesiastico è diffuso e comprende 30.000 chiese di rilevanza storica, 226 cattedrali, 400 abbazie e 1.500 santuari. L'Italia è un territorio sacralizzato con segni della cristianità ovunque. Il censimento è stato possibile grazie alle intese tra Stato e Chiesa italiana, come quella del 1996, del 2000 e del 2005. Queste intese hanno portato a un'inventariazione informatizzata dei beni culturali mobili ecclesiastici, che ha schedato oltre un milione e settecentomila opere.
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