Impresa di quattro sub al largo di Portoferraio intomo al relitto del piroscafo affondato nel 1841 Venti giorni a 103 metri di profondità per recuperare monili e monete LIVORNO II portellone della camera iperbarica è stato aperto alle 16:30 sulla banchina della darsena Neri nel cuore del porto di Livorno, e finalmente i quattro sub della Marine Consulting Stefano Lunardini, Giorgio Verdura, Fabrizio Cappucci e Roberto Zicche hanno potuto vedere la luce dopo 20 giorni vissuti nella campana pressurizzafja in fondo al mare alla ricerca del tesoro del Polluce. E' stato l'ultimo atto di un'operazione di archeologia subacquea senza precedenti nel bacino del Mediterraneo per la profondità e la tipologia dell'intervento: il Polluce, affondato il 17 giugno 1841 a sudest dell'isola d'Elba dopo l'abbordo del pitoscafo «Mongibello», giace a 103 metri di profondità. Dal 14 ottobre scorso i subacquei hanno setacciato circa un Sterzo della poppa del Polluce portando alla luce 2000 monete d'argento, colonnati spagnoli, decine di monete d'oro, splendidi gioielli dell'800, pietre preziose, oggetti in avorio e legno, già nellemani dei restauratori della Soprintendenza Archeologica della Toscana che li riporteranno agli antichi splendori. E' stata un'esperienza indimenticabile ha detto Lunardini, il primo sub ad uscire dalla camera iperbarica anche se in certi momenti faticosa, soprattutto quando dovevamo lavorate nella quasi totale oscurità, a oltre cento metri di profondità. Ci fidavamo solo delle nostre mani. Essere stati i primi a toccare monete e gioielli che risalgono all'800 è stata una vera emozione, come anche trovare oggetti personali dei passeggeri del piroscafo». «L'operazione è stata di .grande importanza scientifica ha spiegato l'archeologa Pamela Gambogi responsabile nel Nucleo operativo subacqueo della Soprintendenza Archeologica Toscana per questo stiamo pensando a pubblicare un diario del lavoro svolto». E' un progetto pilota per il recupero dì relitti a grandi profondità; il piroscafo è stato suddiviso in griglie e per ogni recupero è stata fatta una scheda che consentirà, in laboratorio, di studiare meglio anche i reperti. Fondamentale la logìstica con il nuovo pontone «Meloria» della ditta Neri di Livorno che, dotato di quindici cabine doppie una sorta di albergo viaggiante, ha fatto da base per le operazioni di recupero che si sono svolte cinque miglia a largo di Portoazzurro. «Un lavoro difficile ha detto l'amministratore delegato. Alfredo Neri reso possibile dalla professionalità degli operatori ma anche dai bel tempo, che ci ha assistito». Affiatato il team composto da archeologi della Soprintendenza, da tecnici della Hds Italia di Ravenna, da specialisti della Marine Consulting e dello studio di archeologia subacquea Tethys, dai tecnici della ditta Neri. «Resta il divieto assoluto nella zona del relitto ha spiegato la Gambogi eccetto la momentanea navigazione. L'area viene controllata dalle forze dell'ordine per evitare visite non autorizzate». Risale al 2000 l'incursione piratesca di alcuni inglesi che, con una benna, depredarono parte del relitto portando via 2400 monete e una settantina di gioielli, in parte recuperati; la vicenda ha ancora risvolti giudiziali. I tesori del Polluce appartengono allo Stato: «Secondo la legge il materiale recuperato dovrebbe essere esposto in un museo nazionale ha precisato la Gambogi in questo caso a Firenze. Ci so no progetti di alcuni comuni dell'Elba per dare vita ad un museo civico con i reperti del Polluce». Una storia che ha ancora molte pagine da scrivere. Resta ancora nascosta una parte del tesoro: l'imbarcazione, secondo i giornali dell'epoca, trasportava 100mila monete in oro e 70mila in argento oltre ai beni di 46 passeggeri facoltosi quando, in poco meno di quindici minuti, affondò dopo l'abbordaggio con il vapore della compagnia di navigazione napoletana Mongibeilo. Sul Polluce torna il silenzio, protetto dal mare. Ma l'uomo ha iniziato la sua gara: una battaglia di resistenza e tecnologia per la scoperta di nuovi tesori.
Polluce, il tesoro dei record
I quattro sub della Marine Consulting hanno finalmente potuto vedere la luce dopo 20 giorni trascorsi nella camera iperbarica in fondo al mare. L'operazione di recupero del tesoro del piroscafo Polluce, affondato nel 1841, è stata conclusa con il recupero di 2000 monete d'argento, colonnati spagnoli, decine di monete d'oro, splendidi gioielli dell'800, pietre preziose, oggetti in avorio e legno. L'archeologa Pamela Gambogi ha spiegato che l'operazione è stata di grande importanza scientifica e che il materiale recuperato dovrebbe essere esposto in un museo nazionale, in questo caso a Firenze.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo