Al ministero dei Beni culturali è stata presentata la candidatura delle nostrane rocce del Sengio Alto, tra il Carega e il Pasubio Un vasto fronte di associazioni ed enti vorrebbe tutelati i siti delle Dolomiti di Trento, Bolzano e Belluno. E la richiesta si estende ai confini del Vicentino L'idea marciava ormai da diversi anni - con percorsi talvolta contorti e contraddittori - ed è arrivata a una svolta Ma concorrono tante altre bellezze... Ci sono anche le nostrane rocce del Sengio Alto, tra il Carega e il Pasubio, nell'elenco dei siti montani che un vasto fronte di associazioni e enti vorrebbero tutelati dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità. L'idea marciava ormai da diversi anni - con percorsi talvolta contrad-dittori e contorti - ed è arrivata a una svolta in questi giorni. Al ministero per i Beni culturali è stata presentata la candidatura delle Dolomiti per l'iscrizione nella World Heritage List, l'elenco dei siti di pregio sparsi in tutto il mondo in cui è inserita anche la Vicenza palladiana. E anche le Piccole Dolomiti vicentino-trentine, nella zona confinaria di Càmpogrosso e Pian delle Fugazze, rientrano in un mosaico geografico-geologico che percorre la mappa di tre regioni. La proposta è stata fatta dalle Province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine. E - stando ai silenzi sul tema nelle cronache recenti e allo stupore degli amministratori interpellati - per il Vicentino si tratta di una sorpresa: per ritrovare qualcosa in materia di tutela ambientale e Piccole Dolomiti bisogna risalire per i percorsi della memoria fino alle vecchie e archiviate diatribe sull'istituzione (mancata perché molto avversata) di un Parco naturale nelle alte valli del Lèogra e dell'Agno. A Trento, negli uffici della Provincia autonoma che ha fatto da regista dell'operazione, spiegano che la fase decisiva della candidatura ha preso avvio nel dicembre 2004. A Roma, al ministero, si erano ritrovati i rappresentanti di Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, delle Province autonome di Bolzano e di Trento e delle Amministrazioni provinciali diventate poi firmatarie della richiesta (più Brescia coinvolta per fatti confinari simili a quelli di Vicenza). «C'era da studiare l'inserimento delle Dolomiti nella Lista propositiva italiana - è la spiegazione dell'Amministrazione trentina - che è l'elenco dei siti che lo Stato intende candidare per il Patrimonio dell'umanità. Da trovare un accordo e da qualificare questa richiesta rispetto ad altre candidature che si annunciavano». Un obiettivo - per ora parzialissimo, ma comunque importante - che è stato raggiunto. Risale alla fine degli anni Ottanta la prima idea delle Dolomiti nella Lista Unesco. Era stata l'associazione ambientalista Mountain Wilderness International a lanciarla e poi a dare un impulso promozionale notevole con una raccolta-firme assieme a Lega Ambiente e S.O.S. Dolomites. Nell'estate del 1992 in soli tre giorni furono raccolte a Cortina d'Ampezzo oltre 12 mila sottoscrizioni a sostegno dell'iniziativa. Nel 1998, con la collaborazione del ministero per l'Ambiente e grazie anche al lavoro della Sovrintendenza ai beni culturali del Veneto, la proposta era ormai ben definita nei confini e nei contenuti, pronta ad essere presentata a Parigi, al Segretariato dell'Unesco. L'area del progetto partiva dalle Dolomiti di Brenta per raggiungere quelle trentine orientali, comprese le Piccole Dolomiti a sud. Si estendeva nel Veneto fin nel cuore della foresta del Cansiglio per risalire verso le Dolomiti friulane, entrare nel cuore del Cadore e dell'Ampezzo; e poi comprendere anche le Vette Feltrine, i Monti del Sole e l'Agordino. Nella zona bolzanina la proposta prendeva dentro l'Alpe di Siusi, il Catinaccio, le Od-le e le Dolomiti di Sesto. SostaMiiiménte ladimen-sion geografica è rimasta quella. Tanto o troppo? Fatto sta che obiezioni e contrasti non erano mancati - e non mancano tuttora - tra i sostenitori di un'ampia tutela ambientale, gli allarmati operatori ecommici preoccupati di nuovi vincoli urbanistici e gli amministratori (specie sudtirolesi) gelosi dell'autonomia decisionale. Ora una prima composizione di interessi e aspettative è stata trovata: i criteri per l'individuazione della aree candidate sono stati ricondotti alla geologia, alla geomorfologia e all'al-timetria. E l'ipotesi-Dolo-miti finalmente prende quota. Dovrà confrontarsi con le altre richieste di riconoscimento Unesco formulate in giro per l'Italia: i Campi Flegrei presso Napoli; l'arcipelago della Maddalena, le bocche di Bonifacio, il golfo di Ori-stano, l'Asinara e il complesso minerario del Sul-cis in Sardegna; i tratturi pastorali tra Abruzzo, Molise, Campania e Puglia; i bacini marmiferi di Carrara; il "santuario dei ce-tacei" nel mar Ligure; le Alpi occidentali ed orientali intese come area ambientale vasta. E dovrà poi farlo - se la gara proseguirà - con tutte quelle che dall'intero globo sono confluite in questi giorni al Segretariato parigino.
Piccole Dolomiti, grandi sogni. Saranno patrimonio Unesco?
Il ministero dei Beni culturali ha ricevuto la candidatura delle Dolomiti per l'iscrizione nella World Heritage List. La proposta è stata presentata da un vasto fronte di associazioni e enti, tra cui le Province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine. Le Dolomiti sono state scelte per la loro geologia, geomorfologia e altimetria. La candidatura è stata presentata dopo anni di lavoro e di discussione tra gli amministratori e gli ambientalisti. La zona interessata comprende le Dolomiti di Trento, Bolzano e Belluno, nonché le Piccole Dolomiti vicentine. La candidatura dovrà confrontarsi con altre richieste di riconoscimento Unesco formulate in giro per l'Italia.
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