Il tempo stringe per il rinnovo del vertice del Teatro alla Scala, ma gli scenari sono ancora tutti aperti. Oggi pomeriggio l'assemblea dei soci fondatori (una ventina circa) è convocata per esprimere un parere sulle modifiche dello statuto: sono cinque o sei, alcune di routine, come il recepimento (peraltro non obbligatorio) della norma che abbassa all'8 per due anni dei fondi pubblici dati alla gestione della fondazione il requisito minimo per nominare un rappresentante nel cda; altre più "singolari", come il fatto di indicare che la Camera di commercio è equiparata ai soci fondatori pubblici. Poco dopo sarà la volta del consiglio di amministrazione, che si riunirà per approvare queste modifiche. Poi la palla passa al ministero dei Beni culturali: da qui, infatti, deve arrivare il via libera allo statuto. Ma l'ok non è scontato. Anzi. All'interno del ministero non mancano le perplessità, i timori che cambiando alcune regole si vada contro lo spirito della legge che aveva avviato la trasformazione degli enti lirici in fondazioni private. Nello stesso tempo, l'ipotesi di proporre una modifica della legge per aumentare il numero di consiglieri (e quindi far posto a tutti i pretendenti a una poltrona nel cda scaligero) non sembra così facile da percorrere. E non è escluso che, proprio in attesa di verificare questa soluzione, l'assemblea di oggi possa slittare. Quello che è certo è che il tempo stringe: il 16 novembre il consiglio scade, e una nuova assemblea dovrà nominare i successori (sempre che non si arrivi a prorogare l'attuale vertice, come aveva proposto l'ex sovrintendente Carlo Fontana). Nel frattempo, la richiesta di Silvio Berlusconi di farsi mandare un "dossier" sulla Scala ha suscitato, com'era inevitabile, vivaci polemiche, in un momento difficile per tutte le fondazioni. Ma i problemi sono altri (a controllare i bilanci delle Fondazioni ci pensa già la Corte dei conti). La prima emergenza ora è quella di ripristinare le risorse del Fondo unico per lo spettacolo drasticamente tagliate dalla Finanziaria. E anche qui il tempo stringe: la legge impone alle Fondazioni di presentare il bilancio preventivo al cda entro il 31 ottobre. E prevede che il ministro possa sciogliere il vertice e inviare un commissario nel caso in cui il bilancio fosse in rosso. E allo stato attuale, con entrate ridotte del 30-40, in rosso lo è per tutti. Così il ministero ha deciso di concedere una "licenza" in attesa di conoscere l'evoluzione dei fondi in Finanziaria. Ma il ripristino del Fus non sarà indolore: entro fine anno dovrebbero arrivare nuove regole, che vanno nel senso di quella razionalizzazione delle fondazioni di cui aveva parlato anche recentemente il ministro Bimiglione I cardini dovrebbero essere la pensione per i ballerini a 42 anni, la decadenza dei contratti integrativi che non rispettano le norme di legge e il blocco di nuove assunzione per un triennio. Se oggi il costo del lavoro, complessivamente, si aggira sui 330 milioni, basterebbe un risparmio del 15 per compensare quei 50 milioni circa che rappresentano il deficit del settore. E quindi sul contratto di lavoro (che scade a fine anno) che bisogna lavorare: «Il contratto nazionale va rivisto» sostiene Walter Vergnano, presidente dell'Anfols, l'associazione dei sovrintendenti, che una bozze del nuovo accordo è già pronto a metterla sul tavolo al momento opportuno. E Gennaro Di Benedetto, sovrintendente del Carlo Felice di Genova, aggiunge: «Ormai siamo a un punto di non ritorno, bisogna che una serie di nodi vengano sciolti. Se no è come fare una corsa a ostacoli, in cui gli ostacoli si alzano mentre si corre».