GAETA - In attesa che venga ufficialmente convocato il Consiglio Comunale di Gaeta per discutere il ventilato trasferimento dei beni storico-artistici, così come richiesto dall'Arcidiocesi di Gaeta, al costituendo Museo Diocesano all'interno di Palazzo De Vio, la Curia di Gaeta interviene per la prima volta sulla questione che tanto nelle ultime settimane ha fatto discutere. In una nota ufficiale il documento dell'Arcidiocesi di Gaeta chiarisce i termini della vicenda, chiaramente dal suo punto di vista ed affermando sostanzialmente che il tanto clamore sollevato appare inutile ed è dimostrato che ciò che si è chiesto appartiene, in definitiva, a Santa Romana Chiesa. «In merito alle opere artistiche ed ai dipinti attualmente custoditi presso il Centro Storico Culturale si fa presente che questa Curia Arcivescovile e le Chiese interessate, che da tempo immemorabile, in precedenza, li hanno custoditi, ben volentieri hanno consentito nel corso degli ultimi decenni, ovvero dal 1976 ad oggi - si legge preliminarmente nella nota ufficiale della Chiesa gaetana - con l'autorizzazione della Soprintendenza Artistica del Lazio, che fossero temporaneamente trasferiti presso il Centro Storico». «Lo scopo di tale momentaneo trasferimento, a giudizio dell'Arcidiocesi, era quello di consentire lo svolgimento di mostre ed esposizioni e di custodirli in attesa di rendere più idonee alla loro conservazione e fruizione le sedi originarie». Per la Chiesa gaetana «esistono dei verbali di consegna e soprattutto esiste l'attestazione che i firmatari si impegnavano a restituirli dopo le suddette iniziative di carattere culturale, dunque direbbero i latini «pacta sunt servanda», ovvero i patti ed i verbali firmati vanno rispettati. In merito poi alle critiche piovute addosso alla Soprintendenza che di fatto ha avallato la richiesta della Curia quest'ultima chiarisce che «in riferimento ai quei patti la Soprintendenza ha disposto il trasferimento delle opere dal Centro Storico al Museo Diocesano di Palazzo De Vio come sede idonea alla loro accoglienza ed esposizione». La proprietà dei beni allora a chi appartiene ? La Curia afferma che «è un fatto nuovo che subentra oppure che viene artatamente suscitato al presente in vista del costituendo Museo Civico ma ciò che non era nei patti iniziali, che per giustizia andrebbero rispettati comunque e dunque con il massimo rispetto di ogni diritto e di ogni persona ed ente, senza alcuna animosità, si rinnova la propria volontà di niente chiedere e di niente esigere che non sia seconda verità e giustizia». La presa della Curia è netta e precisa, bisognerà ora vedere dove sfocerà il dibattito politico e quindi l'esito dell'atteso svolgimento del massimo consesso civico della città.