«Così è la vita. Sono cose che succedono. Non drammatizziamo. Le strutture crollate verranno ricostruite». Anche la torretta neo-gotica? «Certo. Ma non è crollata tutta, solo il tettuccio. Si rimedierà, si rimedierà». Serafico, il sindaco di Venezia. Mentre brucia il Molino Stucky, mentre si grida alla fragilità della Serenissima, ricordando la catena di incendi, in primis quello clamoroso della Fenice, Paolo Costa spegne metaforicamente il fuoco della polemica. Niente di grave, allora? «Ascolti: sono preoccupato più per la causa del rogo che per l'entità dei danni. L'ipotesi del dolo è un pessimo segnale. Per il resto, è andata distrutta l'ala non ancora ristrutturata. Caltagirone dice che, in fin dei conti, non è un grosso problema. L'edificio con gli appartamenti già finiti, invece, è intatto. Inoltre, nessuna vittima, nessun ferito. Tutto sommato, non è andata male neppure per le costruzioni attigue al Molino. Una sola famiglia, per precauzione, è stata evacuata». Insomma, lei guarda al bicchiere mezzo pieno, Ma i numerosi incendi di Venezia non dovrebbero indurre a riflessioni meno ottimistiche? «Venezia è una delle poche città che si è dotata di bocchette antincendio. Non si può dire che non ci stiamo attrezzando. Nel caso del Molino, il rogo si è propagato dall'alto. Dal vicino porto sono accorsi subito cinque rimorchiatori e, da lì, i pompieri hanno azionato gli idranti. Il punto cruciale è stata l'opera dal cielo». Gli elicotteri? «Hanno funzionato bene i due della Protezione civile di Belluno; quello in dotazione ai nostri vigili del fuoco era fuori uso. Sa che le dico? Il Comune di Venezia ne comprerà uno. Non sarebbe di sua competenza, ma non importa». I tempi, sindaco. Finirà come per la ricostruzione della Fenice? «Ma no. Qui si tratta di tempi tecnici. Per il teatro, i ritardi sono addebitabili alla burocrazia».