LA VISITA Tra dune d'immondizia, uno spiazzo per la scultura di Mario Rosati «Boh mai sentita e se pure fosse». E si gira dall'altra parte, a rassettare i grappoli d'uva nella cassetta di legno impilata sopra le altre, all'interno di un vecchio camion aperto. Non se la ricorda nessuno, qui all'Idroscalo di Ostia, Maria Teresa Lollobrigida. Fu lei a ritrovare Pasolini quella mattina di trent'anni fa, steso ammazzato come un cristo di spalle e caduto. Fu lei - erano le sei e mezza, era uscita per scaricare i pacchi dalla macchina del marito - ad accostarsi a quella «cosa». La luce è incerta. La donna dice: «Hanno buttato un sacco di immondezza, questi sporcaccioni». S'avvicina e a due passi dal sacco si mette a gridare, a far venire il marito Alfredo e il figlio Gianfranco: «Qui è pieno di sangue, c'è un morto». Fu lei a piantare un paletto accanto al corpo ridotto ad un ammasso di ossa e stracci aggrumati di rosso pesto. E un piccolo vaso pieno di fiori appena strappati. Il «primo» monumento al poeta. Non resta niente qui dei Lollobrigida. Due nomi sulle pagine dell'elenco che però non c'entrano nulla con Maria Teresa e un continuo di «chi?» - anche al municipio - come quelli ripetuti da Antonia sulla spianata, larga di pozzanghere, su cui s'affacciano ancora le baracche. Le baracche dell'Idroscalo. Quelle rimaste, là in fondo. Perché delle costruzioni di legno fradicio, per l'umido e il sale - quelle dei Lollobrigida e degli altri che nel '75 stavano ammassate sul ciglio della strada dall'altro lato del campo di calcio dove fu parcheggiata l'Alfa Gt di Pasolini quell'ultima notte - non c'è più niente. Sparite le baracche. E sparito il campo da calcio. Quello delle foto di quella mattina all'Idroscalo, quello della porta, delle reti metalliche e della pozzolana, quello dei pezzi di staccionata - fradici pure loro - presi e staccati e usati nel pestaggio. Quello delle tracce degli pneumatici impazziti. Su quel campo Pasolini pare ci avesse giocato. Ora l'hanno sommerso, c'è un laghetto con tutt'attorno canne e erbe, sopra a svolazzarci gabbiani, tuffetti, cigni reali e qualche cavaliere d'Italia. Un'oasi naturale della Lipu. Sparito anche il monumento a Pasolini, quello dello scultore Mario Rosati. Dài e dài, sfregi, picconate, accanto c'avevano messo reti, materassi, un «cesso» capovolto. Ora resta uno spiazzo con su un piccolo cantiere. Quello per il nuovo monumento al poeta: un giardino quasi; si inaugura domani. Lo fa di nuovo Mario Rosati. È proprio lui che alla fine arriva e slega il fildiferro e apre il mezzo cancello, si entra nello spiazzo che dava verso il campo di calcio. La Torre di San Michele non si vede più, per scovare il laghetto ti devi arrampicare sui mucchi di terra. Sono le dune riportate e posticce fatte con l'immondizia, che nascondono il mare. «Lo rimetto qui, nello stesso punto 'ndo stava prima». Un cerchio di tufi, il basamento del monumento nuovo a Pasolini. Nuovo e uguale. «La scultura sarà la stessa, forma e tutto, - dice Rosati - solo stavolta di travertino». Una colonna spezzata in cima come una vita, due uccelli in volo sospeso e, incastrato, un disco: «C'era luna piena quando hanno ammazzato Pier Paolo. È stata lei la sua ultima compagna». Rosati e Pasolini. «L'ho conosciuto a Torpignattara, ci veniva spesso Accattone lo dovevo fare pure io, poi m'hanno chiamato militare e al posto mio ha preso Franco Marucci, un mio compagno di scuola, che ha fatto la parte di Amerigo ». «Con Pier Paolo c'ho giocato a pallone, a biliardo Poi non l'ho più visto Me so' messo a lavorà a Fiumicino, meccanico specializzato. Stavo all'aeroporto la mattina che ho sentito la notizia alla radio. Ho smontato e so' venuto qui. Per terra ho raccolto un bottone, era suo». Nell'80 Rosati scolpisce la stele, il primo dei tre monumenti che ricordano Pasolini a Ostia. All'inaugurazione c'è il sindaco Petroselli. Monumento sfregiato più volte, s'è detto. «Chi? I fasci, sicuro. Ma non solo loro E ogni volta lo rimettevo a posto, pure con una cooperativa di carcerati ». In mezzo a quella che diventava anno dopo anno una discarica, la stele di Pasolini rimaneva lì, magari spaccata a martellate, ma immobile al centro, come un occhio. Fuori adesso passano due macchine, vengono dalle baracche. Sono modelli che non si vedono da 15 anni. Sono dei vari Ramon, Ivan e Dimitri. «Sono loro che qui dentro al cantiere fanno la muratura, albanesi, sudamericani e slavi, rumeni soprattutto. Nuovi proletari al sacrario di Pasolini», taglia corto Mario. Poi si china e prende una lattina accartocciata: «Sai quante ce ne trovi sotto 'ste dune fasulle, assieme a scarpe, bottiglie, copertoni ».
PASOLINI: torna la stele per P.P.P. nel luogo del delitto
Maria Teresa Lollobrigida, attrice e moglie di Alfredo Lollobrigida, era uscita per scaricare i pacchi dalla macchina del marito il 3 marzo 1975, quando trovò il corpo di Pier Paolo Pasolini, scrittoro e poeta, ammazzato e mutilato. La scena era in un campo di calcio all'Idroscalo di Ostia, dove Pasolini era stato parcheggiato la notte precedente. Lollobrigida chiamò il marito e il figlio Gianfranco, che arrivarono e trovarono il corpo. Fu lei a piantare un paletto accanto al corpo e a mettere un piccolo vaso pieno di fiori appena strappati.
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