Ancora polemiche sul teatro lirico: in Consiglio dei ministri è scontro tra il premier e il titolare dei Beni Culturali MILANO - Dieci giorni fa aveva affermato che i dipendenti della Scala sono troppi, quando per farla funzionare ne basterebbero la metà. Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha sferrato un nuovo attacco al teatro lirico milanese, chiedendo al ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, di consegnargli al più presto un dossier sui lavoratori scaligeri per capire quanti sono, quali contratti hanno e quali retribuzioni. La richiesta, avanzata durante il Consiglio dei ministri, ha provocato uno scontro tra il premier e Buttiglione, che da oltre un mese sta ingaggiando una dura battaglia per il reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo (il contributo annuale che il governo eroga a lirica, cinema, prosa, danza e associazioni concertistiche), pesantemente tagliato dall'ultima Finanziaria. La sforbiciata prevista è drammatica: 164 milioni di euro in meno, oltre il 35, con finanziamenti che passerebbero da 464 milioni a 300. Un colpo pesante che aveva già spinto Buttiglione a minacciare le dimissioni. "Se il Fus non viene riportato alla quota del 2005 me ne vado. Che chiamino qualcuno più bravo di me a far quadrare i conti" aveva ribadito anche a Milano, dove era in visita lunedì scorso. Ma, ieri, il contrasto si è ulteriormente inasprito. Il ministro ha risposto a Berlusconi a muso duro, spiegandogli di non condividere i provvedimenti, almeno nell'entità prevista dalla Finanziaria, perché colpirebbero duramente un settore nel quale si è già intervenuti in passato. "Sono d'accordo sulla necessità che le fondazioni liriche si sottopongano a una radicale ristrutturazione, ma questi tagli rappresentano una partenza col piede sbagliato" avrebbe detto Buttiglione a Berlusconi. E avrebbe poi aggiunto: "Coi ridimensionamenti proposti nessuna razionalizzazione dei teatri è possibile". Una discussione accesa, che avrebbe fatto perdere le staffe al premier, il quale si sarebbe rivolto al suo ministro dicendogli: "E adesso voglio un dossier sulla Scala!". Una richiesta dalla quale avrebbe preso le distanze anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in sostanziale accordo con le osservazioni di Buttiglione. Dalla Scala e dal suo sovrintendente, Stéphane Lissner, nessuna reazione ufficiale. Ma i suoi collaboratori assicurano che il numero uno del teatro è tranquillo e getta acqua sul fuoco: "Ce n'est pas grave", non è grave, noi continuiamo a lavorare per fare capire al governo che la cultura è importante per la crescita di un paese. Ma, qualche ora prima della sparata del premier, Lissner, alla presentazione della stagione dell'Orchestra Filarmonica della Scala, aveva anticipato l'ennesimo attacco al teatro, l'ultimo di una lunga serie inaugurata dalle accuse di Mauro Meli, sovrintendente per poche settimane, sull'esubero dei dipendenti. "Sulla Scala si dicono molte cose non vere sugli aspetti finanziari e artistici" ha detto Lissner. Proprio per questo motivo, ha deciso di fare una conferenza stampa tra il 10 e il 15 novembre e di dire tutta la verità. "Sarà un incontro lungo e forte perché ci sono molte cose che vorrei precisare sulla situazione del teatro dopo i miei primi sei mesi a Milano". Dura la risposta delle organizzazioni sindacali, che ieri pomeriggio erano riunite in assemblea coi lavoratori scaligeri per discutere dei tagli al Fondo Unico. "Non capiamo l'accanimento di Berlusconi" ha affermato Nicola Cimmino, funzionario della Cgil. "Noi siamo trasparenti. Gli stipendi degli scaligeri non sono elevati come si crede, sono il giusto compenso per l'alta professionalità. Perché un violinista, un ballerino, uno scenografo, dovrebbero essere remunerati meno di una Lecciso o di un Costantino qualsiasi?". Per Renato Zambelli, segretario lombardo della Cisl di settore, "l'organico della Scala è fissato da una legge in 800 dipendenti, tuttavia, per effetto di provvedimenti che hanno bloccato nuove assunzioni, oggi i lavoratori a tempo indeterminato sono 736". I sindacati annunciano manifestazioni di protesta: leggeranno un comunicato alla "prima" scaligera del Pelléas et Melisande (2 novembre) e per il 12 stanno pensando a una "notte bianca" con spettacoli che potrebbe tenersi ai laboratori dell'Ansaldo o al Piermarini. (29 ottobre 2005)