Bombe, saccheggi, scempi compiuti sotto gli occhi impassibili dei marines: in Iraq è in gioco una parte essenziale del patrimonio culturale dell 'umanità. - Una catena di solidarietà della cultura internazionale cerca di mettere fine alle devastazioni Vittorio Emiliani E' in gioco una parte essenziale del patrimonio culturale dell'umanità, testimonianza della stupenda civiltà fiorita fra il Tigri e l'Eufrate, in Mesopotamia, secoli e secoli fa: sono siti archeologici che gli studiosi di tutto il mondo conoscono e amano, sono musei prestigiosi e straordinari, sono archivi e biblioteche insostituibili, sono scavi ancora in corso o da avviare, ricerche da approfondire. Alle quali spesso hanno partecipato e partecipano da decenni i nostri migliori esperti.Alla luce di tali rapporti, lontani e vicini,consolidati, radicati, si comprende l'ondata di allarme di indignazione montata contro i sacchéggi che, in assenza dì qualunque misura di difesa preventiva, sono stati perpetrati, per ore e ore, nell'indifferenza delle truppe americane, al Museo Nazionale di Baghdad, ricco di trentadue sale, con un patrimonio formidabile di ceramiche, di statue, di ori, di bronzi, dì avorii, per un totale di circa 170mila reperti. Al tempo della prima Guerra del Golfo, nel 1991, ve ne erano ben 250mila, ma come ha testimoniato l'archeologa torinese Roberta Venco Ricciardi che ha lavorato, a più riprese, in Iraq per quasi quarant'anni allora i responsabili del Museo avevano portato al sicuro tutti i pezzi trasportabili. E comunque vi furono danni e saccheggi. Stavolta, nonostante gli appelli lanciati dagli scienziati di tutto il mondo nel lungo periodo che ha preceduto l'attacco anglo americano a Saddam, si teme che molti reperti siano rimasti nelle vetrine del Museo Nazionale di Baghdad e che quindi siano stati razziati. Certo,le scene di devastazione mostrate dalle televisioni di tutto il mondo erano di autentica desolazione, suscitavano sgomento e rabbia. Poco dopo, purtroppo, sono stati oggetto delle medesime attenzioni l'Archivio e la Biblioteca Nazionale. Altri tesori, altri documenti insostituibili, altre importanti chiavi di lettura di quella civiltà di altissimo valore. Per tutti. Quando il giornalista curdo iracheno Erfan Rashid che lavora da anni in Italia ha lanciato il suo drammatico «basta» a questa distruzione della memoria mesopotamica che tutti ci riguarda ed l'ha fatto dal sito web di Articolo 21, l'associazione per la libertà di espressione presieduta da Federico Orlando, forse non si aspettava una reazione tanto positiva e tanto immediata. Si è invece subito attivata la virtuosa«catena» che, grazie a Internet, collega ormai tutti coloro che, in settori diversi, si occupano di cultura, in questo caso di archeologia, di storia, di storia dell'arte, di restauro, con una ondata di risposte fervide, appassionate, di gente disponibile a contribuire nei modi più differenti e comunque a darsi da fare. Ed è soltanto uno dei circuiti di solidarietà attivati per l'antica Mesopotamia. Altri ve ne sono, che con questo si potranno nei prossimi giorni connettere mettendo insieme esperienze già fatte sul campo, in Iraq, professionalità, competenze tecniche e così via. Le risposte non sono state, come ormai succede di frequente nei collegamenti in rete, soltanto italiane (sia pure da Udine a Napoli, da Venezia a Palermo), ma anche europee, anche americane. Spesso di studiosi di origine israelita, o israeliani,docenti nelle Università di quel tormentato Paese. Un patrimonio di volontà positive che si è cercato di convogliare in primo luogo sull'Unesco che oggi a Parigi dedicherà i propri lavori proprio alla drammatica situazione dei beni culturali in Iraq e ad un programma di salvaguardia, tardivo purtroppo e però sempre fondamentale.In ciò ha un peso la prontissima adesione di associazioni che si battono da decenni per la tutela del patrimonio storico-artistico-paesistico, dovunque esso si trovi, come Italia Nostra, e più di recente, l'Associazione intitolata significativamente a Ranuccio Bianchi Bandinelli, il Comitato per la Bellezza, l'associazione Polis. Lo stesso Wwf con l'adesione del presidente del Parco dell'Appia Antica. Ed ha un suo significato anche la pronta firma apposta in calce al documento, in modo convinto, da Giovanna Melandri già ministro per i Beni Culturali in anni più felici di questi per il nostro patrimonio. L'appello è stato trasmesso, oltre che all'Unesco, al Parlamento italiano, al presidente della Camera, Casini, alle forze politiche. Completato l'elenco delle adesioni che continuano ad arrivare esso verrà inviato naturalmente al presidente della Repubblica Ciampi così sensibile ai valori della memoria e della cultura. L'idea che lancia lo stesso Erfan Rashid è quella di un Comitato permanente per un efficace,continuo ponte culturale fra il Bel Paese e un'altra culla della civiltà di tutti sulle rive del Tigri e dell'Eufrate. Un'idea da mettere presto coi piedi per terra. Certo, non c'è tempo da perdere. Se ne è perduto fin troppo. E incredibile che, in tanti mesi di stop and go, fra ispezioni e minacce di guerra, l'Onu stessa non abbia,per quanto se ne sa, messo in piedi un sistema di difesa preventiva del patrimonio storico-artistico iracheno. Eppure i precedenti non mancavano. Nella seconda guerra mondiale intervennero, anche con la mediazione vaticana, accordi fra Alleati e Tedeschi per non bombardare dal cielo e da terra «città protette» come Urbino dove il soprintendente del tempo,l'indimenticabile Pasquale Rotondi, aveva stivato (nei sotterranei del Palazzo Ducale e nella vicina Rocca martiniana di Sassocorvaro) i tesori di alcuni musei nazionali (Brera, Venezia), più tardi trasferiti a Roma, n cartello di off limiti venne da tutti rispettato e fatto severamente rispettare. Si sa che, prima di questa offensiva angloamericana contro il regime di Saddam, il British Museum aveva munito gli alti comandi inglesi di mappe molto dettagliate sui siti archeologici e artistici più significativi dell'Iraq. Malauguratamente quelle mappe non sono state utilizzate dachi comandava la liberazione di Baghdad dall'odioso regime di Saddam Hussein,Un fatto gravissimo che ha procurato a tutto il mondo danni con ogni probabilità irreparabili (anche se la speranza di recuperare qualcosa del molto trafugato esiste ancora). Ma occorre che l'Unesco, che l'Onu,che l'Ue facciano sentire più alta la loro voce: qui non è in gioco soltanto la spartizione del petrolio o degli appalti della ricostruzione postbellica. E' in gioco la memoria storica giunta fino a noi di civiltà raffinate e grandiose che hanno contato nello sviluppo del mondo intero. In un momento nel quale si tende ad uccidere storia e memoria, atti esemplari in senso contrario sono più che mai indispensabili.