Lingue di fuoco, fumo nero e denso come nuvole gonfiate dal vento che soffia forte in Laguna, e una parete del Molino Stucky va giù. Giù i merli della torretta neogotica, giù la facciata di mattoni rossi. Sulle fondamenta della Giudecca si assiepano i veneziani, sbigottiti. Guardano in alto, e imprecano. Visto dall'altra parte del canale, il complesso che brucia sull'Isola ha il fascino di una drammatica sequenza da film, girato nella città più bella e decadente del mondo, ieri la Fenice, oggi l'ex granaio della Serenissima, che si sta (si stava) trasformando in centro residenziale e hotel di lusso. Incendio doloso accertato da due sentenze della magistratura, quello che devastò lo storico teatro nel 1996. Fiamme dolose probabili, secondo il pm Michele Maturi, quelle che si sono sprigionate, ieri pomeriggio attorno alle 13, al secondo piano dell'ala est del Molino. Dove sono in corso le opere di ristrutturazione, per conto della società Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista. «Ma nessuno di noi lavorava nell'area da cui è partito il rogo sottolineano gli operai . I materiali infiammabili erano al pianoterra». Di più: da un sommario sopralluogo compiuto dal sostituto procuratore Maturi, risulterebbe che i focolai dell'incendio siano più d'uno. Con tutti gli interrogativi che ne derivano. Chi aveva interesse a danneggiare il complesso immobiliare? Racket? Business? Caltagirone dichiara: «Non abbiamo la minima idea sulle cause». E precisa: «La nostra società non ha mai ricevuto minacce». Con l'incendio (che ha danneggiato anche l'antica tessitura Fortuny il cui laboratorio si trova di fianco al Molino), scoppiano le polemiche. L'elicottero dei vigili del fuoco è fuori uso, così bisogna ricorrere ai mezzi della Protezione civile di Belluno. Un pomeriggio di lotta contro le fiamme, e il rogo viene finalmente domato. Così il superbo «monumento» di architettura industriale ottocentesca, commissionato al tedesco Ernst Wullekopf dall'imprenditore Giovanni Stucky, è salvo. Macinava 2.500 quintali di grano al giorno, il Molino Stucky. Fino al 1955, quando, dopo un'ostinata lotta delle maestranze, chiuse. E divenne fabbrica dismessa. Vincolato dai Beni culturali fino al 1988, l'ex Molino si avviò faticosamente-alla rinascita, secondo lo stile dei tempi, con i primi progetti di recupero degli anni Novanta. L'ha avuta vinta Francesco Caltagirone, con un faraonico piano di ristrutturazione: appartamenti, hotel, centro congressi. Nel febbraio del '98 Caltagirone e il sindaco Massimo Caccìari inaugurano in pompa magna il cantiere. Quindi, le pastoie burocratiche frenano l'avvio dei lavori. Iniziati nel Duemila. E adesso? Spenti gli ultimi fuochi, Caltagirone dichiara: «L'opera verrà ripristinata com'era, e sarà terminata nei tempi previsti. Alla fine del 2005». Ma i veneziani non avevano già sentito queste parole? Le pronunciò Cacciari, nel '96, l'indomani del rogo della Fenice: «Sarà ricostruita com'era, dov'era, entro il Duemila». Morale: lo storico teatro, reduce da tormentate vicissitudini giudiziarie, verrà (forse) riaperto per il 2004. A quando il Molino Stucky-grand'hotel?