Adriano La Regina, presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte, è un fiume in piena: «È una vergogna, un fenomeno dilagante contro il quale abbiamo protestato a lungo, ma purtroppo non c'è stato niente da fare. La cosa più obbrobriosa è la pubblicità sull'obelisco di piazza del Popolo. Eravamo riusciti a tenere lontana la pubblicità dai monumenti antichi, ora è caduta anche questa barriera. E oltretutto era del tutto evitabile.» Evitabile? «Ma sì. Quello che dispiace di più è che molte volte non c 'è nessuna esigenza di restauro per quei palazzi. È' solo un pretesto per vendere lo spazio». Ma questi non sono abusi? «Certo, è notorio che ci sono stati abusi nel passato, in particolare sulla durata dei cartelloni, molto oltre la necessità. E il Comune è intervenuto mettendo alcune restrizioni, che però non bastano. Ma per l'obelisco è una vergogna». Anche in questo caso un pretesto? «Quando si era tentato la prima volta, l'anno scorso, io mi opposi. Avevo dubbi che ci fosse davvero bisogno di restauro. E avevo proposto di fare una verifica, tra l'altro a costo minimo, perché l'avrei fatta in concerto con l'Università di Roma. Ma loro si sono opposti» Loro chi? «La sovrintendenza regionale, che in realtà non è della Regione, ma del ministero dei Beni Culturali. Adesso quel ponteggio e il cartellone, non coprono i restauri, ma la verifica sulla necessità di restauro. E solo per la verifica impiegheranno un anno. Ma è il primo obelisco, poi verranno tutti gli altri». Tutti gli obelischi? «Sì, s'è cominciato a parlare del restauro di quello di San Giovanni. E io penso che vendersi il paesaggio della città per operazioni pretestuose e inutili sia un vero e proprio abuso. Si sottrae la bellezza della città per lucrarci sopra. E tutto ciò accade nel disinteresse generale. Solo la stampa estera se ne occupa, di tanto in tanto, com'è accaduto quando volevano coprire la facciata del Pantheon. E invece, oltretutto, è proibito dalla legge: il paesaggio è tutelato tanto quanto i monumenti. Posto che sia possibile occultare un monumento, magari isolato, se è inserito in un contesto altrettanto importante non si può proprio fare. Per restaurare qualche cosa non si può danneggiarne un'altra. E poi, parliamone di questi restauri...» Parliamone. «Prima per pulire una facciata bastava un mese, oggi ci vuole un anno. E non si può impedire ai cittadini di godere della bellezza della città perché la si vuole vendere. La città così viene snaturata, con la scusa che tanto il cartellone è provvisorio. Basta guardare a Trinità dei Monti: sono anni che ci sono cartelloni, tutti provvisori.» Ci sono responsabilità del comune? «Veltroni ha fatto molto contro gli abusi, basta ricordare i cartelloni abbattuti in periferia. Ma questa idea della pubblicità sui restauri sembra ormai accettata. C'è una fortissima adesione a questo sistema da parte di quegli uffici che dovrebbero vigilare sulla loro liceità». Uffici comunali? «Sia uffici comunali che statali».
La Regina: E' una vergogna. Ma le proteste sono state vane
Adriano La Regina, presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte, è preoccupato per la pubblicità sull'obelisco di piazza del Popolo. Crea un pretesto per vendere lo spazio con la scusa di restauri. La cosa più obbrobriosa è la pubblicità sull'obelisco. La pubblicità è stata evitata dai monumenti antichi, ma ora è caduta anche questa barriera. La cosa più dispiacevole è che molte volte non c'è nessuna esigenza di restauro per quei palazzi. È solo un pretesto per vendere lo spazio. La sovrintendenza regionale si è opposta alla sua proposta di verifica sulla necessità di restauro.
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