MILANO Si intensificano le grandi manovre attorno al nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Scala. Dopo la mossa del presidente Filippo Penati che ha chiesto ufficialmente un posto nel cda per la Provincia, sparigliando così le carte, per uscire dall'impasse (il sindaco Gabriele Albertini ieri ha detto che la richiesta della Provincia non può essere accolla in base alla statuto vigente), il prossimo atto dovrebbe essere l'aumento del numero dei consiglieri, da sette a nove. Ma per questo non basta una semplice modifica dello statuto: bisogna cambiare la legge. Proprio quella che ha trasformato gli enti lirici in fondazioni di diritto privato, nel 1996, dove si dice che «lo statuto deve prevedere che la fondazione sia gestita da un consiglio di amministrazione composto da sette membri, compreso chi lo presiede». Una modifica abbastanza semplice da realizzare, sostengono gli interessati: basta un emendamento da inserire nella prossima Finanziaria. Per lasciar spazio a tutti, dunque, verrà proposto di salire a 9 consiglieri: tre (Stato, Regione, Comune) fìssati per legge, poi la Camera di commercio (che una modifica dello statuto scaligero, se approvata, indicherà come membro di diritto) poi gli attuali privati (Fondazione Cariplo, Pirelli ed Eni), quindi due nuovi entranti: uno la Provincia (che secondo indiscrezioni potrebbe indicare Marco Vitale come suo rappresentante), l'altro un'importante istituzione bancaria (si fa il nome di Banca Intesa, già presente da anni tra i soci fondatori). La logica di questo allargamento sarebbe quella di consentire l'afflusso al teatro di maggiori risorse (per avere diritto a un posto in cda è necessario garantire un apporto annuo, per almeno due anni consecutivi, non inferiore all'8 dei finanziamenti pubblici erogati per la gestione dell'attività, in pratica 5,2 milioni complessivi circa). E anche vero, però, che l'aumento del numero di consiglieri potrebbe cambiare gli equilibri e i maggiori "contribuenti" pubblici (che assicurano il 50 circa delle risorse per il teatro) rischierebbero di trovarsi in minoranza nel cda. Ieri, intanto, è stala presentata la stagione dell'Orchestra Filarmonica, che dopo l'uscita traumatica del maestro Riceardo Muli e del presidente Fedele Confalonieri riparte con al vertice il neoelelto Cesare Rimini. E con una nuova filosofia imprenditoriale, dopo aver perso la copertura televisiva prima assicurata da Mediaset. «Ora ha spiegato il direttore artistico Ernesto Schiavi, sottolineando l'ottima intesa con il sovrintendente Stéphane Lissner abbiamo definito un nuovo rapporto con La7 e con la Rai: noi manterremo la proprietà dei diritti e forniremo un prodotto finito, realizzato da Musicom in alta definizione, con una qualità audio e video senza precedenti. Nella prossima stagione almeno cinque concerti sono già coperti dalla tv». E intanto il numero di abbonati alla Filarmonica ha raggiunto quest'anno il record storico: 1.120. Lissner ha poi approfittato dell'occasione per annunciare una conferenza stampa, tra il 10 e il 15 novembre, in cui intende chiarire come va la Scala («sul teatro si dicono molte cose non vere in tema finanziario e artistico», ha detto) e tracciare un bilancio dei suoi primi sei mesi a Milano. E ha aggiunto: «L'atmosfera dentro il teatro va di bene in meglio». Ma il clima rischia di arroventarsi nuovamente: ieri, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi ha chiesto al ministro Buttiglione un dossier sui dipendenti della Scala. La richiesta segue le polemiche sui tagli della Finanziaria al Fus, il Fondo unico dello spettacolo. Tagli che Buttiglione ha detto di non condividere, almeno nell'entità prevista dal documento economico. Alla richiesta del premier Buttiglione pur d'accordo sulla necessità di razio-nalizzare gli enti lirici avrebbe obiettato che con i tagli proposti nessuna razionalizzazione è possibile. E in serata, al termine di un'assemblea sui tagli al Fus, i lavoratori della Scala hanno fatto sapere che per il 12 novembre è prevista una giornata di protesta.