Una giornata di trattative febbrili, al ministero per i Beni culturali, per arginare la pioggia di assemblee che potrebbe mandare in tilt musei e siti archeologici nel pieno della stagione turistica. Si chiude con un nulla di fatto, pur aprendosi uno spiraglio di finanziamenti che garantirebbe l'apertura straordinaria per Pasqua e Pasquetta. Il tavolo di trattativa resta aperto su due temi che hanno bisogno di un riscontro politico - la questione precari e il futuro del settore con la modifica del titolo V della Costituzione, che apre il percorso della privatizzazione - e per i quali viene richiesta la presenza del ministro Urbani, entro e non oltre questo pomeriggio. In assenza di risposta, i sindacati annunciano una mobilitazione ancor più massiccia di quella che abbiamo visto finora. La riunione inizia verso mezzogiorno. Sul primo punto in discussione, la posizione dei precari (2100 persone in Campania), l'intesa sembra possibile e viene fuori addirittura l'ipotesi di una regolarizzazione per concorso. Ma quando si passa al secondo tema, la programmazione dell'apertura straordinaria nei giorni festivi, la spaccatura resta, anzi, diventa più profonda. «Noi siamo disponibili al lavoro extra - dicono i sindacalisti - ma dove sono i soldi per pagarci e, soprattutto, dove sono i soldi per pagare gli arretrati?». I soldi, a quanto pare, ci sono. «Non basta», è la risposta. Alle 14.30 una pausa di riflessione. Due ore d'intervallo che i responsabili nazionali del sindacato impegnano soprattutto al telefono: informazioni sullo stato dell'arte vengono richieste dalle sedi regionali e provinciali ma anche dagli enti locali, Campania in prima fila. L'atteggiamento dei sindacati non è univoco. Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil beni culturali, è per la linea dura: «Qui non si firma nessun accordo se non viene a sedersi al tavolo il ministro Urbani. Sui precari non abbiamo avuto risposte, sugli arretrati nemmeno, e soprattutto non si è fatta chiarezza sul tema che ritenevamo fondamentale: quale sarà il futuro dei beni culturali con la privatizzazione?». «Ci troviamo, senza dubbio, in una situazione di stallo - commenta Libero Rossi, responsabile nazionale Cgil beni culturali - però bisogna uscirne, trovare un accordo ragionevole. Fare la rivoluzione, adesso, mi sembra davvero eccessivo». Possibilista anche il sindacato autonomo Flp-Bac-Usae, rappresentato al tavolo romano dal segretario generale Vincenzo Monfrecola. «La situzione, stamattina, era piuttosto tesa e non sembrava portare a nulla di buono - spiega il segretario regionale Renato Petra - ma il fatto che il ministero abbia chiesto un break potrebbe essere interpretato come buon segno». Alle 16.30 si riprende posto intorno al tavolo. La riunione termina alle 18, i sindacati si trattengono in riunione. Appuntamento a questo pomeriggio, se il ministro si renderà disponibile, per la seconda parte della trattativa.
Arte, negata la trattativa
Il ministero per i Beni culturali ha iniziato una trattativa con i sindacati per arginare la pioggia di assemblee che potrebbe mandare in tilt musei e siti archeologici durante la stagione turistica. La trattativa si è conclusa con uno spiraglio di finanziamenti per l'apertura straordinaria per Pasqua e Pasquetta, ma i due temi più importanti - la questione dei precari e il futuro del settore con la modifica del titolo V della Costituzione - rimangono aperti. I sindacati hanno richiesto la presenza del ministro Urbani entro e non oltre il pomeriggio. Se non ci sarà una risposta, i sindacati annunciano una mobilitazione ancora più massiccia.
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