ROMA - «Stiamo lavorando già da un paio d'anni; entro il 2009, concluderemo il censimento in tutt'Italia; per ora, abbiamo portato a termine quello di Roma: nella Capitale, abbiamo individuato 92 edifici, o complessi architettonici, costruiti nel dopoguerra e degni di essere conservati e in buona misura tutelati e protetti. In tutt'Italia, fino a oggi, 1.764 complessi, di cui 200 d'eccellenza; alla fine, saranno però svariate migliaia», spiega Pio Baldi, 60 anni, l'architetto che, al ministero per i Beni culturali, dirige il dipartimento per l'Arte contemporanea. Sarà il "volto architettonico" dell'Italia nel secondo dopoguerra, degli anni più recenti, del nostro tempo: gli edifici con più di 50 anni d'età si possono vincolare; quelli più recenti, no. Architetto Baldi, come pensate di poterli difendere? «Con degli "zuccherini" e non con martellate: erogando fondi per il loro restauro, la manutenzione, prevedendo incentivi per chi vorrà prodigarsi in loro favore, anche inserendoli in alcune "liste d'eccellenza"; facendoli conoscere per il valore che è loro intrinseco; dichiarandoli, come stiamo facendo, patrimonio essenziale del nostro Paese». Ci sono realizzazioni d'un po' tutti i maggiori architetti: dagli scomparsi Giò Ponti e Ludovico Quaroni, allo studio BBPR, a Giancarlo De Carlo che se n'è andato da poco, fino a Renzo Piano, Vittorio Gregotti, Gae Aulenti e Paolo Portoghesi, che invece sono ancora in piena attività. Ai grattacieli (come il Pirelli e la Torre Velasca di Milano) si mescolano le chiese (la co-cattedrale di Taranto, e quella di Riola di Vergata, provincia di Bologna, di Alvar Aalto) e le moschee (quella di Portoghesi); le ville (quella Crespi a Napoli, di Papanowski); le palazzine; gli edifici famosi (La Rinascente di piazza Fiume a Roma); i complessi sportivi come il Palazzo e il Palazzetto dello Sport dei Nervi, a Roma; interi quartieri (il campus scolastico di Pesaro, opera di Carlo Aymonino), gli uffici (quelli della Zanussi a Pordenone, di Gilberto Valle), gli ospedali (quello Cattinara a Trieste, di Semerani-Tamaro-Celli), le case-torre di Mario Ridolfi a Roma, in viale Etiopia, o l'auditorium Paganini che Renzo Piano ha edificato a Parma; c'è anche un cimitero: quello a Parabita in provincia di Lecce, firmato da Alessandro Anselmi. E non mancano la Fondazione Querini di Venezia, di Carlo Scarpa; la sede romana del Banco di Roma, opera di Ludovico Quaroni; lo stabilimento Olivetti a Pozzuoli di Cosenza-Nizzoli-Porcinai. Un censimento così, in Italia, non era mai stato operato: coniuga la rilevanza delle esecuzioni alla loro qualità, al valore storico e artistico degli edifici e di interi complessi; indica a chiunque quello che è considerato il meglio della nostra architettura più recente, delle realizzazioni contemporanee a noi. All'estero, ad esempio in Francia, sono già tutelate e difese, anche segnalate da tempo; ora, anche il nostro Paese colma una sua lacuna, un ritardo che lo caratterizzava
ROMA: L'arte del dopoguerra patrimonio da tutelare
L'architetto Pio Baldi, del ministero per i Beni culturali, ha concluso il censimento degli edifici e complessi architettonici costruiti nel dopoguerra in Italia. In totale, sono stati individuati 1.764 complessi, di cui 200 d'eccellenza. L'obiettivo è tutelare e proteggere questi edifici, che sono considerati patrimonio essenziale del paese. Il censimento ha portato alla definizione di una lista di edifici da difendere, che includerà anche quelli di noti architetti come Renzo Piano, Vittorio Gregotti e Gae Aulenti.
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