Corriere del Mezzogiorno Bari 27-OTT-2005 II progetto più gettonato è quello che fa capo al Comune di Ostuni, in rete con l'omologa amministrazione di Fasano e con il sito archeologico di Egnazia. Un progetto di valorizzazione del sistema museale locale che vale ai firmatari oltre 750mila euro, resi disponibili dall'Accordo di Programma Quadro stipulato dalla Regione Puglia nel 2003 con i ministeri per i Beni e le Attività Culturali e dell'Economia e Finanze. E il Comune di Ostuni è soltanto il primo aggiudicatario di fondi che saranno variamente assegnati ad altri undici progetti, per uno stanziamento totale di 19milioni e 460mila euro. Mentre altre due graduatorie riguardano il sistema delle biblioteche e quello degli archivi, con Ile 24 progetti rispettivamente finanziati. La notizia circola nella sede dell'assessorato regionale ai Beni Culturali e al Diritto allo studio, che della realizzazione di questo obiettivo ha fatto una delle sue priorità: «E' vero che abbiamo ricevuto un'eredità, visto che l'accordo è stato sottoscritto dalla giunta precedente. Ma è altrettanto vero che siamo riusciti in brevissimo tempo a riattrezzarci e a portare avanti con prontezza e trasparenza l'intera operazione». Sorriso orgoglioso per l'assessore Paola Balducci. In pochi mesi - da aprile a oggi - si è proceduto alla nomina della commissione giudicante, alla redazione del bando, alla disamina dei progetti, all'aggiudicazione dei fondi e alla pubblicazione delle graduatorie. Il prossimo passo spetterà a loro, agli aggiudicatari, che dovranno avviare le procedure entro fine dicembre, pena il disimpegno automatico delle risorse. Ma torniamo in assessorato, dove dirigenti e assessore spiegano quella che può definirsi una vera rivoluzione. Intanto perché il sistema dei beni culturali pugliese poggia ancora su una normativa del 1979, ormai palesemente inadeguata; in secondo luogo perché è la prima volta che la Regione «si appropria» delle competenze assegnatele dallo Stato in tema di valorizzazione dei beni culturali stessi, E poi ancora perché è la prima volta «che gruppi di enti si sono consorziati, presentando richieste comuni». E' il caso, per esempio, del Comune di Tricase, capofila di un progetto di rete per le biblioteche, cui fanno capo una cinquantina di Comuni. O della Fondazione Di Vagno, portavoce di un progetto archivistico condiviso dall'Istituto Gramsci e dall'Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea. «Ma ci sono anche alcune diocesi consorziate con amministrazioni locali, in una logica di sistema che ha come obiettivo la migliore fruizione dei beni culturali dei quali questo territorio è pieno». Quanto alla scelta dei progetti finanziabili, l'assessore non ha dubbi: la valorizzazione dei beni culturali non può prescindere da un'assunzione di responsabilità totale, con tutte le garanzie di trasparenza necessarie. Le critiche arriveranno ugualmente, è inevitabile, «ma una selezione è indispensabile. E in questo caso la commissione ha lavorato sulla base di criteri obiettivi, difficilmente contestabili», attraverso l'assegnazione di un punteggio che tiene conto di numerosi parametri: fra gli altri, la realizzazione in gestione associata, il cofinanziamento dell'intervento, la ricaduta nelle aree dei Pis (Progetti Integrati Settoriali), l'Utilizzo di manufatti recuperati con altri finanziamenti, la collaborazione con tour operator. Finisce così che perfino la Provincia di Bari è fuori dalla graduatoria del sistema museale, per aver pre sentato «documentazione carente eo incompleta». Come pure l'omologo ente tarantino e i comuni di Apricena, Gravina e Villa Castelli. Mentre risultano «non conformi ai requisiti del bando» i progetti inoltrati dalla Curia Vescovile - Diocesi di Andria e dai comuni di Polignano e Putigfiano. Tutte ammesse, invece, le ventinove domande inoltrate per il sistema degli archivi: i 5 milioni di euro stanziati valgono a finanziarne soltanto ventiquattro, a scapitodei progetti dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, della Provincia di Brindisi, della diocesi di Trani, dei comuni di Canosa e di Andria. Per le biblioteche la selezione si fa più pesante: su 45 progetti presentati, soltanto undici quelli finanziagli con i 18miloni di euro a disposizione, non sufficienti a coprire le spese di altri tredici progetti pur considerati idonei, ma con punteggiò inferiore. Ma aldilà delle tante rinunce e delle scelte effettuate, quel che conta - per Paola Balducci - è che «la cultura sia fruibile da un numero sempre più vasto di persone». E che il raggiungimento di questo obiettivo non può che passare attraverso lo sviluppo di una serie di servizi innovativi, in grado di diversificare l'offerta - da un lato - e di semplificarne la fruibilità, dall'altro. Si parla dunque di sistemi informatici, o multimediali, innanzitutto. Ma si parla anche di un lavoro di squadra che produca infine una valorizzazione dell'intero contesto - anche ambientale, anche paesaggistico - del quale i beni culturali fanno parte. Lavoro di squadra nel quale - in questa fase di progettazione - la Regione ha scelto di coinvolgere a pieno titolo anche gli enti ecclesiastici (diocesi, arcidiocesi, parrocchie), nella speranza che poi «la Chiesa offra un segnale di massima apertura», garantendo altrettanta partecipazione e collaborazione nella fase di gestione dei beni recuperati. Che siano facilmente accessibili le oltre mille e seicento pergamene dell'archivio della Basilica di San Nicola, per esempio, finanziato per oltre 68mila euro. O i tanti altri tesori -cartacei, artistici, storici - custoditi nelle tante chiese pugliesi oggi chiamate a far parte del «sistema cultura».