Brucia un altro pezzo di Venezia. Non è nobile come il teatro La Fenice, è un massiccio monumento di kitsch ottocentesco che si richiama, alquanto vagamente, al Parlamento di Londra, interpretato da un architetto tedesco, Ernst Wullenkopf, ma da più di un secolo fa parte degli elementi che caratterizzano il paesaggio veneziano. Il molino Stucky, fondato negli anni Ottanta dell'800 da un industriale svizzero che doveva cadere nel 1910 assassinato da un operaio ha assunto nel 1896 l'aspetto che aveva prima dell'odierno incendio. Voleva essere un simbolo di produttività e progresso economico, e la sua inaugurazione rientrava nella fase di sviluppo aperta dalla creazione della cosiddetta Marittima, la zona portuale moderna che ha occupato l'area di un quartiere popolarissimo della vecchia Venezia, quello di Santa Marta all'apice del sestiere di Dorsoduro, aldilà del canale della Giudecca. Dunque, se l'incendio della Fenice ha spazzato via un simbolo della vivacissima vita musicale della ci ttà lagunare, (ma i lavori di ricostruzione procedono alacremente, e si hanno tutte le ragioni di credere che la data di dicembre fissata per l'inaugurazione verrà rispettata) quello del molino ha colpito la memoria di una stagione imprenditoriale della quale non rimane che il rimpianto. L'area dove era stato costruito era occupata, un tempo, dalla chiesa e dal monastero dei Santi Biagio e Cataldo, uno dei tanti complessi monumentali spazzati via dalle secolarizzazioni napoleoniche e dall'incapacità del demanio del Regno Italico di Napoleone di gestirle. Il complesso sorgeva sulla punta orientale dell'isola della Giudecca, una delle aree più tartassate dallo sconvolgimento urbanistico successivo alla caduta della Repubblica ed alla crisi economica e sociale che ne era derivata, e ad esso era legata la memoria della Beata Giuliana dei conti di Collalto, celebre un tempo per virtù e miracoli, che ne era stata abbadessa. Il che non aveva impedito alle monache, qualche secolo dopo, di da re scandalo per la loro litigiosità (in una certa occasione "si erano tirate in testa", annotava il cronista, "i libri della biblioteca"). Poi, a fine Ottocento, la bonifica di un bassofondo lagunare aveva dato vita ad un'isola occupata da orti e magazzini, dove oggi è nato il quartiere urbano di Sacca Fisola, e la Giudecca aveva visto nascere industrie floride come la fabbrica di orologi Junghans, installata accanto alla soppressa chiesa di San Cosmo. Nell'area già Junghans il Comune ha promosso recentemente la costruzione di nuovi edifici abitativi, mentre una grande azienda affrontava il problema di trasformare le strutture del molino per crearvi un albergo, un centro congressi e un certo numero di appartamenti. C'è da sperare che l'incendio risparmi una parte dell'edificio così che il progetto possa essere almeno parzialmente realizzato.