Si infiamma il dibattito in merito al trasferimento chiesto dalla Curia Arcivescovile di gran parte delle opere d'arte, tra cui molti dipinti e reperti di varia natura, custoditi attualmente dal Centro storico culturale Gaeta e che nelle intenzioni della stessa Curia dovrebbero essere trasferiti nel futuro Museo Diocesano che sarà allestito a Palazzo De Vio una volta ultimata la sua ristrutturazione. Le forze politiche che siedono sui banchi dell'opposizione hanno approfittato dell'ultima Conferenza dei capigruppo consiliari per manifestare tutte le loro perplessità ed i loro dubbi sul ventilato trasferimento, tanto da chiedere al Presidente della massima assise civica Fantasia la convocazione di un Consiglio comunale straordinario che potrebbe tenersi nella prima settimana del mese di novembre. Dopo che il capogruppo dei Verdi Rifondazione comunista Beniamino Gallinaro ha presentato nei giorni scorsi un'interpellanza urgente in merito a quanto accaduto, rivolta al sindaco ed al presidente del Consiglio, interviene il capogruppo della Margherita Damiano Di Ciaccio. «Su tale argomento non dovrebbero esserci divisioni di sorta anche se la materia è complessa» spiega il capogruppo della Margherita - mi chiedo però come sia possibile che un dirigente del Comune ovvero Emilio Masiello del settore Lavori pubblici e Patrimonio possa aver firmato una disposizione mediante la quale si cede lo Stendardo della Battaglia di Lepanto dal Comune alla Curia, senza un minimo accertamento sulla proprietà del prezioso bene». Altro punto posto all'attenzione da Di Ciaccio e sollevato pure con una dura nota di protesta da Salvatore Mola a nome dei Verdi di Gaeta è legato all'atteggiamento della Soprintendenza dei Beni culturali e artistici della Regione Lazio che senza preoccuparsi di descrivere quali sono le opere di proprietà dell'Arcidiocesi, basandosi su quanto asserito dalla stessa Arcidiocesi abbia autorizzato il trasferimento delle opere nel nuovo Museo diocesano e della Religiosità del Parco dei Monti Aurunci che troverà spazio a Palazzo cardinal Tommaso De Vio. Una vicenda complessa legata pare di capire alla necessità di capire in base a prove documentali certe a chi appartengono le numerose opere artistiche religiose di Gaeta.