MONUMENTI sotto controllo. Proseguono le verifiche sullo «stato di salute» dei beni culturali romani, in particolar modo per quelli archeologici, maggiormente soggetti ad agenti di tipo atmosferico, come pioggia e vento. Ieri, nel primo pomeriggio, ad esser sottoposta a monitoraggio la colonna Antonina in piazza Colonna: le prove genrali per il controllo vero e proprio, che si svolgerà tra il 25 novembre e i primi di dicembre (si è ancora incerti sulla data precisa nella quale verrà effettuato il controllo del monumento). Nel frattempo i tecnici della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma, in collaborazione con i tecnici del Cne, hanno messo a punto mezzi e tecnologie che, in un secondo tempo, occorreranno per le verifiche di superfici e fondamenta: valutare la stabilità della colonna e, soprattutto, controllarne i rilievi - suggestivi fregi che ornano il monumento - sopratutto in conseguenza del terremoto che, qualche mese fa, ha messo a repentaglio la sopravvivenza dei Beni Culturali, romani e nazionali: «Controlli che vengono effettuati periodicamente», hanno spiegato i tecnici alla base della Colonna Antonina con gru e computer di supporto. È un clima generale che si respira e che riguarda la tutela e la salvaguardia dei monumenti italiani: dal Colosseo a Pompei, dalla cupola di San Pietro alla Torre di Pisa, dai templi della Val Di Noto alle sterminate quadrerie degli Uffizi. Molto più di qualsiasi altro paese del mondo, l'Italia è da sempre un «museo a cielo aperto», pozzo senza fondo di reperti archeologici e di monumenti, forziere di capolavori di tutte le epoche. Per gestire i quali però si spende poco. Perché il budget per la cultura, nella patria di Michelangelo - la più presente nella lista Unesco dei luoghi patrimonio dell'Umanità- è decisamente più basso rispetto a quello di altri paesi europei compresi Spagna e Portogallo.