Non è solo un fatto di soldi, ma di dignità di un popolo e di rispetto dei suoi diritti. E il governatore Renato Soru, che ieri a Tramatza ha chiamato a raccolta sindaci e presidenti delle province dell'Isola, dice che in nome di quei valori la battaglia va combattuta fino infondo, usando tutte le armi a disposizione. Il ricorso alla Corte costituzionale, come lui stesso aveva annunciato nei giorni scorsi, ma anche altre due clamorose iniziative in vista di una manifestazione a Roma se domani il consiglio dei ministri non deciderà di restituire almeno una parte di quei 900 milioni all'anno fra Iva e Irpef mai pagati alla Sardegna per quindici anni: la richiesta di un pignoramento dei beni dello Stato nella qualità di "moroso" nei confronti della Regione per il mancato trasferimento di Irpef e Iva, ma soprattutto l'avvio della procedura di applicazione dell'articolo 51 dello Statuto che prevede la non applicazione in Sardegna di leggi che possano danneggiarla, bloccando così la Finanziaria se non dovesse provvedere al pagamento. «Non abbiamo i poteri ricattatori di altre regioni che con 68 parlamentari possono bloccare qualunque legge - ha detto Soru riferendosi alla Sicilia - ma pretendiamo il rispetto dello Statuto. Mi cadono le braccia fin sotto terra se un ministro mi dice di avere altre priorità: credo che la sua priorità debba essere il rispetto della Costituzione, e l'articolo 8 del nostro Statuto è un pezzetto di quella Costituzione che va rispettata. Noi però diventiamo una priorità se si parla di bombe o eolico. Dobbiamo essere uniti in questa battaglia, perché arriverà il momento in cui dovremo andare a Roma a protestare». A sostenere le ragioni del governatore c'erano quasi tutti gli assessori con il titolare del Bilancio Francesco Pigliaru che ha riepilogato situazione e cifre, il presidente della terza commissione Eliseo Secci che ha invitato a cercare soluzioni più che responsabilità, alcuni consiglieri regionali e una settantina fra sindaci e presidenti di Provincia. Grande assente il centrodestra (tranne il sindaco di Gairo Marceddu) anche se Soru - che oggi a Roma incontrerà Berlusconi - ha comunicato l'adesione via fax alla vertenza dei sindaci di Cagliari, Olbia e del presidente dell'Ogliastra. In chiusura è stato approvato un ordine del giorno che impegna parlamentari sardi e rappresentanti nel Governo a impegnarsi per il riconoscimento immediato dei diritti e il conseguente trasferimento delle risorse». Spissu: uniti per vincere Il presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu ha scritto ai presidenti delle Province e ai sindaci dell'isola con l'invito a partecipare alla manifestazione promossa per domani a Cagliari da Cgil, Cisl e Uil nell'ambito della vertenza sulle entrate fiscali. «Solo con l'unità di tutte le componenti politiche e istituzionali - scrive Spissu - si potrà pervenire al riconoscimento delle rivendicazioni della nostra comunità e ad un riequilibrio delle entrate regionali, decisivo per le sorti dei bilanci».
Soru: se non ci danno i soldi pignoreremo i beni dello Stato
Il governatore della Sardegna, Renato Soru, ha chiamato a raccolta sindaci e presidenti delle province dell'Isola per combattere per il riconoscimento dei diritti del popolo sardo e per il rispetto della dignità della regione. Soru ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale e ha richiesto il pignoramento dei beni dello Stato per il mancato trasferimento di entrate fiscali. Ha anche avviato la procedura di applicazione dell'articolo 51 dello Statuto, che prevede la non applicazione di leggi dannose per la Sardegna. Soru ha affermato che la regione non ha i poteri ricattatori per bloccare le leggi, ma pretende il rispetto della Costituzione e del suo Statuto.
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