ROMA. La Corte costituzionale, come già annunciato, ha archiviato, perchè venuta meno la materia del contendere, il caso Villa Certosa, la residenza sarda del premier Berlusconi che lo scorso anno era stata al centro di un contenzioso tra magistratura e governo per presunti abusi edilizi. Con una ordinanza depositata ieri sera in cancelleria, la Corte - nel prendere atto che ai primi no all'ispezione dell'area è seguito, nel maggio scorso, il nulla osta del presidente del consiglio dei ministri alla «visita» degli ispettori (effettuata alla fine di giugno) - ha dichiarato inammissibile, perchè venuto meno l'oggetto del ricorso, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla Procura di Tempio.Questa sollevò il conflitto nei confronti del ministro dell'Interno dopo l'opposizione (nel maggio 2004) del segreto di Stato sull'area, segreto confermato in dicembre dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta. Poi, però, le cose sono cambiate: nel maggio scorso il segreto è stato revocato e il nulla osta all'ispezione concesso. Nelle more del giudizio preliminare sull'ammissibilità del ricorso della magistratura sarda - hanno fatto rilevare i giudici della Consulta nell'ordinanza scritta da Ugo De Siervo - «è intervenuta la nota del ministero dell'Interno del 13 maggio con la quale, rappresentandosi espressamente la volontà del Presidente del Consiglio dei ministri, si è consentito al Procuratore di Tempio di accedere all'area già oggetto del provvedimento di apposizione del segreto di Stato ai fini di procedere all'ispezione richiesta»; «e tale ispezione è stata pienamente effettuata in attuazione del relativo decreto, il 20, 22 e 23 giugno 2005, alla presenza del difensore dell'indagato e di funzionari del Cesis». La Corte ha anche fatto rilevare che «su proposta degli stessi funzionari, l'ispezione si è estesa anche a «siti non menzionati espressa mente» nel secondo decreto adottato dalla Procura: quello del 7 settembre 2004 riguardante le pertinenze della Villa. «Di conseguenza - hanno concluso i giudici costituzionali - il compimento dell'ispezione da parte dell'autorità giudiziaria ricorrente ha rimosso l'ostacolo frapposto all'esercizio del potere di indagine spettante alla stessa autorità giudiziaria, così da far venire meno, allo stato, l'oggetto del conflitto». Ed «essendo venuta meno la materia del contendere, il conflitto deve essere dichiarato inammissibile per difetto del requisito oggettivo».