Qualche volta qualcuno ascolta le buone ragioni. Da il manifesto del 26 ottobre 2005 Il governo italiano non ha presentato una valutazione di impatto ambientale buona per superare i requisiti imposti dalle normative europee. E' più che un atto d'accusa quello della Commissione europea, che ieri, rendendo pubblico il proprio responso sulle procedure seguite dall'Italia per il Ponte sullo Stretto di Messina, ha annunciato di aver inviato a Roma una lettera di messa in mora, primo passo del procedimento di infrazione comunitario. Quel che manca, accusa la Commissione, è proprio uno studio approfondito sull'impatto del ponte più lungo del mondo sul flusso degli uccelli migratori e sui disturbi che l'opera arreca alle aree di riposo presenti in Sicilia e Calabria. In termini comunitari mancano le valutazioni sulle Iba, important bird area, 150 e 153, come previsto dall'articolo 4 della direttiva 79409Cee, meglio conosciuta come Habitat, quella che vigila sul «deterioramento degli habitat e sulle perturbazioni dannose per gli uccelli». Difficilmente salterà il ponte, ma almeno il governo sarà obbligato a studiare gli effetti, non solo di immagine, di quel che sta facendo. E dovrà renderne conto a Bruxelles. La direttiva in questione prevede infatti la possibilità di deroga anche per le opere che hanno un impatto importante sull'ambiente, una deroga che scatta però solo qualora l'infrastruttura si dimostri di grande interesse per la collettività. Cosa che, peraltro, parecchi mettono in dubbio. «Confermo l'invio di una lettera di messa in mora al governo italiano - ha dichiarato ieri Barbara Helfferich, portavoce del commissario all'ambiente Stavros Dimas - perché l'Italia non ha effettuato uno studio dell'impatto ambientale dell'opera che soddisfa i requisiti della Commissione». Adesso il governo ha due mesi di tempo per fornire le informazioni mancanti, se non arrivano scatta il secondo passo nel procedimento di infrazione: l'avviso motivato. Se Roma continuerà a tacere, o a non soddisfare i criteri comunitari, allora la Commissione chiederà l'intervento della Corte di Giustizia del Lussemburgo. «Non possiamo bloccare fisicamente i lavori - prosegue la portavoce - ma il governo dovrà fornirci le informazioni necessarie e qualora l'impatto ambientale sarà negativo dovrà valutare se esiste un'alternativa o chiedere la deroga». Per quel che riguarda i fondi il discorso è tanto complesso quanto cruciale per il governo, visto che Bruxelles potrebbe coprire con prestiti facilitati fino al 20 dell'opera. La portavoce di Dimas ricorda che «la Commissione non finanzia qualcosa che è contrario alle leggi comunitarie». «Anche se la direzione generale trasporti dovesse dare l'ok ai fondi - continua Helfferich - noi come Dg Ambiente abbiamo qualcosa da dire e possiamo bocciare. Ma non va dimenticata la possibilità della deroga». Per accedere alla deroga è necessario dimostrare un supremo interesse collettivo ma bisogna anche proporre una «compensazione», ossia «l'Italia deve designare altre zone protette che siano della medesima importanza di quelle colpite». Le aree per cui manca la valutazione di impatto ambientale sono quelle dei Monti Peloritani, di Capo Peloro e dei Laghi di Ganzirri in Sicilia e della Costa Viola e della Dorsale di Curcuraci in Calabria. In totale la lingua d'asfalto e cavi che vuole unire l'isola al continente disturba ben 312 specie di uccelli nel loro cammino stagionale dall'Africa verso l'Europa centro-settentrionale. Il governo per ora rimane sulle sue: «La procedura di infrazione è stata annunciata ma non è ancora arrivata. Se arriverà leggeremo le motivazioni e risponderemo. La decisione politica del governo comunque rimane quella di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina», afferma il ministro dell'Ambiente Matteoli. Verdi e Wwf cantano invece vittoria. «Da sempre sosteniamo - dice Monica Frassoni capogruppo verde all'Eurocamera - che il Ponte oltre ad essere un'opera inutile sotto il profilo trasportistico e dannoso sotto quello ambientale, presenta più di un profilo di illegalità: siamo contenti di vedere che anche la Commissione si sta muovendo in tal senso». «Se la procedura si concludesse con il deferimento alla Corte di giustizia europea - dice Gaetano Benedetto segretario del Wwf - l'Italia sarebbe obbligata a mettere in un cassetto l'attuale progetto, e rielaborare una proposta radicalmente diversa». Ermete Realacci, parlamentare della Margerita, spera infine in un «ripensamento» del governo.
il manifesto
26 Ottobre 2005
L'UE sul Ponte: violate le leggi ambientali
AL
Alberto D'Argenzio
il manifesto
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Bene culturale
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