La denuncia arriva dalla Uil. Il ministero smentisce: «Non è vero niente» Nel provvedimento sarebbero coinvolti 3.200 lavoratori dei beni culturali. ANCORA LA CULTURA All'infinita serie di tagli inferti dalla legge Finanziaria alla voce "cultura" potrebbe aggiungersi un nuovo triste capitolo: quello degli operatori museali. Per essere più precisi, il provvedimento riguarderebbe ben 3.200 persone. È quello che teme e denuncia il segretario regionale del sindacato Ulibac Giancarlo Cerasoli. Secondo il quale 3.200 lavoratori precari dei beni culturali potrebbero veder tagliati i loro stipendi nell' ambito delle misure urgenti prese per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Per Cerasoli, se le cesoie tremontiane colpiscono anche il sistema museale «diventa drammatico il taglio effettuato sulla cassa poiché tra le tante voci c'è quella riferita al taglio dei capitoli per pagare gli stipendi di novembre e dicembre più le tredicesime ai lavoratori giubilari, agli assistenti tecnici museali, ai lavoratori delle associazioni temporanee di impresa, ai co.co.co.» I contratti che rischiano maggiormente di non essere rinnovati sono quelli di collaborazione trimestrale e dei lavoratori giubilari, perché più brevi e quindi immediatamente estinguibili. La somma risparmiata dal Governo con questo provvediemento ammonterebbe a circa 14 milioni di euro. In mancanza del rinnovo dei contratti dei precari le ripercusioni sul sistema museale italiano potrebbero essere davvero serie. Soprattutto perché il ruolo svolto all'interno di esso dalle persone che rischiano di rimanere a casa risulta fondamentale. Per ammissione dell'Ufficio Stampa dello stesso Ministero dei Beni Culturali «indispensabile a tenere aperti diversi musei». Ripercussioni talmente serie che «il ministro Buttilgione si sta adoperando perché questi tagli rientrino. E questo non può non accadere perché altrimenti il ministro darebbe le dimissioni». Visti i precedenti, c'è il forte rischio che la buona volontà di Buttiglione possa non bastare. «Licenziato perché era infortunato. E quindi, a loro dire, non produttivo». L'accusa della segretaria fiorentina della Fillea Cgil arriva decisa. Ed ha un obiettivo ben preciso: la Baldassino-Tognozzi-Pontello e, soprattutto, la Edil Gammache ha ricevuto in appalto i lavori della terza corsia. «I lavori siano iniziati da diversi mesi - spiega laCavallini -ma l'azienda non ha ritenuto importante avere con noi un confronto preventivo». La situazione è degenerata lunedì. «Un lavoratore che si è ripresentato al lavoro dopo una settimana di infortunio si è sentito dire che era stato licenziato ». Per questa ragione la Fillea ha annunciato di aver già avviato le pratiche legali per impugnare il licenziamento e portare l'azienda davanti al giudice del lavoro. «Chiediamo alle ditte di rispondere del loro comportamento - conclude la Cavallini - visto che altri lavoratori si sono sentiti negare anche un permesso per tornare a casa dopo un mese di lavoro ininterrotto e turni di 1012 ore al giorno». f.san.