Eccezionale ritrovamento durante i restauri della piccola sacrestia, l'opera era nascosta da un grande armadio Gli storici dell'arte si interrogano sull'identità del pittore, lo stile e il soggetto richiamano il maestro E' apparsa come per miracolo. Una madonna impalpabile, trasparente come una visione. Se ne stava lì, fra intonaci scrostati e vecchi rattoppi di malta, ma nessuno si era mai accorto di lei. Forse perché un grande armadio da sacrestia la nascondeva da anni e solo poche settimane fa qualcuno ha pensato di spostarlo per vedere cose ci fosse sotto. Ed ecco che è emerso il suo volto, tratteggiato dal segno leggero di una matita sanguigna. Il capo è reclinato, ciocche di capelli scivolano fuori del velo e, appoggiata alla spalla, s'intravede la testa del bambino con i suoi riccioli ribelli. Siamo a Santa Maria delle Grazie e quello su cui si stanno interrogando in questi giorni gli storici è un affresco misterioso. Intanto perché lo stato di conservazione dell'opera rende difficile ricostruirne la storia. E poi perché la collocazione di una maternità nella cosiddetta "piccola sagrestia" (o stanza del campanile) ha stimolato nuove ragioni d'indagine su un angolo finora trascurato della chiesa, strizzato fra il chiostrino e la tribuna bramantesca. Ad accorgersi della valenza del luogo sono stati i restauratori che, negli ultimi tre anni, impegnati nel ripristino della tribuna e usando la stanza come deposito, hanno notato la bellezza della decorazione muraria. Così, a tribuna finita, i lavori si sono trasferiti sul retro, dando vita a una campagna di studi su un ciclo che contempla, oltre alla Madonna col bambino, le immagini di Santi dell'ordine domenicano incorniciati da splendide grottesche. Curato dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Milano, col sostegno di Grandi Stazioni, l'intervento durerà circa un anno nel corso del quale si spera emergano nuovi dettagli sulla vicenda degli affreschi. A sentire Paola Villa, responsabile dei restauri, «il ciclo può essere datato alla fine del Quattrocento e, a giudicare dallo stile, si direbbe che la Vergine sia di scuola leonardesca». Come a dire che mentre Leonardo, fra il 1495 e il 1498, su commissione di Ludovico il Moro, dipingeva l'Ultima Cena nel refettorio del convento, uno dei suoi sgusciava in un ambiente nascosto, ai piedi della torre campanaria, per lavorare da solo a una madonna che, nella posa, ricorda alcune delle più celebri figure del maestro. «Un'ipotesi interessante - sottolinea Libero Corrieri della Soprintendenza - è quella che al dipinto sia legata l'esistenza di un affresco strappato. Nel caso riuscissimo a trovarlo il mistero potrebbe risolversi». Intanto le ricerche proseguono nel cantiere aperto alle Grazie, dove ieri sono stati inaugurati anche i lavori di ripristino della parete dell'edificio che affaccia su corso Magenta.