MILANO II cda della Fondazione Scala, tecnicamente in scadenza a metà novembre, parte da una sola certezza. Ossia da Gabriele Albertini, che, pure nei suoi ultimi mesi di turno di guardia a Palazzo Marino manterrà, come statuto dell'ente di diritto privato impone, la presidenza della Fondazione. Le dimissioni di Fedele Confalonieri, che ha pubblicamente dichiarato di non volere rientrare nel cda, e di Marco Tronchetti Provera, intenzionato a catapultare in cabina di regia un suo uomo, rendono, del resto, magmatica la composizione del nuovo cda. Le grandi manovre, anche se condizionate dall'allargamento da tre a quattro dei consiglieri spettanti agli enti pubblici (tre su sette rimarrebbero espressione dei soci privati), oggetto delle modifiche statutarie all'ordine del giorno del cda convocato per il 3 novembre, sono, però, già incominciate. Operazioni dalle quali, al momento, sembra tenersi fuori il vicepresidente della Fondazione Bruno Ermolli, che ieri ha incontrato il ministro ai Beni culturali Rocco Buttiglione, «Ci sarà un ampio ricambio - ha dichiarato l'eminenza azzurra della finanza, della politica e della lirica senza svelare l'arcano della sua permanenza o meno nel cda -. Si attiveranno, infatti, menti fresche che entreranno per collaborare. Quanto a me... Sto facendo le mie riflessioni». Buttiglione, dal canto suo, ha analizzato il possibile incremento del peso specifico di soggetti pubblici nel cda alla luce dell'ipotizzato ingresso della Provincia. «Entrare è una buona cosa - ha scandito il successore di Giuliano Urbani, incline a confermare Carlo Secchi nell'esecutivo in rappresentanza dello Stato - ma cinque milioni di euro di contributi (il «prezzo» fissato da Albertini, ndr.) sono pochi. Quindi, vedremo e valuteremo». Piccata la risposta del diretto interessato. «Il ministro farebbe prima a dire che non vuole la Provincia di Milano nel cda della Fondazione Scala anziché girarci intorno - è partito lancia in resta Filippo Penati -. L'impegno profuso da Buttiglione sul fronte dei finanziamenti statali al Piermarini va sostenuto con lealtà e convinzione. Ho apprezzato molto le sue parole. Ma, per quanto riguarda la partecipazione della Provincia alla Fondazione Scala, faccio notare che Mediaset, dal '97 a oggi, ha versato al teatro complessivamente la "stratosferica" cifra di dieci miliardi di vecchie lire, pari nemmeno a cinque milioni di euro, per un periodo di nove anni. Faccio sempre notare al ministro che con questa modica spesa il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, non solo è stato membro del cda in questi anni ma ha anche ricoperto, sino alle dimissioni, il ruolo di presidente della Filarmonica della Scala (il successore, eletto all'unanimità il 19 ottobre scorso, è l'avvocato e raffinato melomane Cesare Rimini, ndr.)». Resta il fatto, comunque, che finora il contributo di Palazzo Isimbardi alla causa della Scala è rimasto attestato nei termini minimi del «noleggio» di qualche palco. Al coperto continua a correre la Regione, che, attualmente, vanta un membro del cda. «Confermo che manterremo un rappresentante nel consiglio d'amministrazione della Fondazione -ha esternato ieri a Casteggio a margine della presentazione del libro su Mario Campagnoli, senatore democristiano morto nel 2002, sottosegretario all'Agricoltura e al Lavoro in diverse legislature e primo assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia -. Il nome? Lo renderemo noto sicuramente nei prossimi giorni». Dal pubblico al privato per osservare che, nei prossimi giorni, diversi consigli d'amministrazione di holding e spa getteranno ombre o luci sulla composizione del nuovo cda della Fondazione Scala. Riflettori puntati, dunque, sulla Fondazione Cariplo, che dovrà scegliere tra una rosa di candidati il successore di Confalonieri, ai vertici del Piermarini in quota Cariplo e non Mediaset. E pure su Telecom e Pirelli, che dovrebbero esprimere l'uomo del dopo tronchetti Provera in seno alla Fondazione Scala. Al riguardo, sembrerebbe prendere quota la candidatura di Andrea Kerbaker, mente pensante e motore di Progetto Italia. Tornando ai soci pubblici appare scontata la permanenza nel cda della Fondazione di Carlo Secchi in rappresentanza dello Stato. «È un nome di prestigio - ha osservato ieri il ministro Buttiglione - e un grande amico. Non abbiamo, comunque, ancora deciso». Ma non sembra esistere, al momento, un'alternativa seria a Secchi. E questo nonostante l'affannarsi attorno all'ambito ossi di diversi «cagnacci» acchiappa-cariche riconducibili ai partiti del centrodestra. Per ora, sipario.
Fondazione Scala, grandi manovre per varare il nuovo cda
Il Consiglio di Amministrazione (cda) della Fondazione Scala, in scadenza a metà novembre, è destinato a partire da Gabriele Albertini, che mantiene la presidenza. Le dimissioni di Fedele Confalonieri e Marco Tronchetti Provera rendono difficile la composizione del nuovo cda. Le grandi manovre per l'allargamento dei consiglieri spettanti agli enti pubblici sono già in corso. Il ministro ai Beni culturali Rocco Buttiglione ha incontrato il vicepresidente della Fondazione Bruno Ermolli e ha espresso la sua disponibilità a partecipare al cda, ma ha anche espresso preoccupazioni sul peso specifico dei soggetti pubblici.
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