LA storia nel cassetto. Magari sotto chiave, con qualche segreto. Un mistero inspiegabile, per esempio, che la Presidenza del Consiglio voglia un archivio tutto suo, senza più rivolgersi all'Archivio centrale. Così dispone una nuova norma, votata alla chetichella quest'estate, che istituisce un archivio storico separato, dove conservare gli atti della Presidenza senza versarli a quello centrale dello Stato, come vuole la legge. Si parla di "colpo di mano", di ritorno al feudalesimo, agli archivi ad uso del "principe", nella reazione dell'Associazione nazionale archivistica italiana e della Società per lo studio della storia contemporanea. Le quali hanno presentato un documento per chiedere la revoca della disposizione che istituisce il nuovo "archivio presidenziale". Perché metterebbe «a repentaglio la conservazione della memoria storica del recente passato e del nostro presente», come si legge nel documento concordato dalle due associazioni, dopo un dibattito sul tema "Inizio o fine degli archivi?". «A differenza di altri paesi, come Francia e Inghilterra, dove i grandi archivi sono a Parigi e Londra, l'Italia nasce da un tradizione di Stati preunitari, con altrettanti archivi "nazionali"», spiega Ferruccio Ferruzzi, vicepresidente dell'Associazione archivistica, fra i promotori dell'incontro, con gli storici Claudio Pavone e Tommaso Detti, Paola Carucci già soprintendente dell'Archivio centrale dello Stato, Linda Giuva della Conferenza dei docenti universitari di archivistica e il senatore Luigi Compagna. All'Archivio centrale c'è pure il testo originale della Costituzione del 1948. Senza cornici e solennità come accade nell'archivio nazionale degli Stati Uniti, dove la Costituzione è esposta in una teca, scortata ai lati dalla guardia d'onore di due marines (come da noi per il Milite Ignoto). La memoria degli italiani soffrirebbe della frammentarietà degli archivi, per la ricerca storica? «La storia non si fa con gli "scoop", ma guardando migliaia di documenti disponibili - risponde Claudio Pavone - mentre un archivio separato "stralcia" la Presidenza del Consiglio per la parte fondamentale dell'Archivio centrale. Questo, del resto, custodisce anche le carte della stessa presidenza, fin dai tempi di Cavour. Perciò non ha senso: burocraticamente è un errore, culturalmente un'assurdità, contro cui protestano tutti gli storici, di destra e di sinistra». A conclusione del dibattito su "Inizio o fine degli archivi?", l'Associazione nazionale archivistica ha chiesto la soppressione della norma che istituisce l'archivio separato della presidenza del Consiglio dei ministri; e il rafforzamento del ruolo dell'Archivio centrale dello Stato, in modo da evitare la dispersione degli archivi. Più in generale, si denuncia la «perenne emergenza in cui si dibatte l'Amministrazione archivistica che, se non risolta adeguatamente, porterà all'estinzione dell'intero sistema». Per cui è piuttosto urgente il potenziamento delle strutture della conservazione della "memoria storica".
Polemiche Una norma di Palazzo Chigi contestata dagli archivisti dello Stato : La memoria storica? Non va divisa
La Presidenza del Consiglio ha adottato una nuova norma che istituisce un archivio separato per conservare gli atti della Presidenza, senza più rivolgersi all'Archivio centrale dello Stato. L'Associazione nazionale archivistica italiana e la Società per lo studio della storia contemporanea hanno presentato un documento per chiedere la revoca della disposizione. Le due associazioni sostengono che la norma metterebbe a repentaglio la conservazione della memoria storica del recente passato e del presente. Secondo gli storici, l'archivio separato "stralcia" la Presidenza del Consiglio per la parte fondamentale dell'Archivio centrale, che custodisce anche le carte della stessa presidenza.
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