Il ministro: «Se si faceva a modo mio era partita da due anni». Conti: «È lui che vuole bloccarla» QUANDO SALE sul piccolo palco ricavato nel cuore di quello che qualche anno fa era solo un ammasso di roccia, attacca. «È con commozione che torno in questa galleria. Ho ritrovato gli amici minatori e gli amici lavoratori coi quali ho passato ore di grande emozione durante la realizzazione di quest'opera». Detto così vien da pensare a un ministro minatore degno esponente del presidente operaio. Se non fosse che la commozione, per il titolare del dicastero delle Infrastrutture Pietro Lunardi, svanisce in pochi minuti. Il tempo di smettere di parlare "a braccio" e di affidarsi ai fogli che un fido collaboratore gli fa trovare sotto al microfono. «Sono sicuro - spara - che i cittadini temono che si possa tornare al passato, alla politica del non fare sostenuta nel programma di alcuni esponenti dell'Unione che prevede in modo esplicito il blocco dei lavori del Mose a Venezia, della Torino-Lione, del Corridoio tirrenico e del ponte sullo stretto di Messina ». Se a questo si aggiunge la rivendicazione di quanto fatto dal governo che «lascia una eredità positiva, concreta e misurabile alla prossima legislatura» ecco servito il comizio elettorale. Un comizio intriso però di contraddizioni pensando a quanto lo stesso Lunardi aveva detto (sempre non "viziato" da appunti) al momento del suo arrivo. «La tratta Bologna-Firenze dell'Alta velocità non è merito di questa legislatura e di questo governo che l'ha solo condivisa». Perché in effetti l'avvio di questa grandiosa opera (78,5 chilometri di cui 73,4 in galleria) fu avviata sotto il governo Prodi. L'ultimo diaframma di roccia nella galleria di Vaglia, 19 chilometri che collegano la Valle dell'Arno con la Val di Sieve, è invece caduto ieri portando così a termina anche la variante di Firenze-Castello che completa la tratta Bologna-Firenze e lo scavo dell'intera opera. Ci sono voluti 9 anni di lavori affidati alGeneral Contractor FiatCavet per arrivare a questo punto. Altri tre, invece, ce ne vorranno per completare tutta l'opera. «La linea sarà attiva entro la fine del 2008» dice il presidente e amministratore delegato delle Ferrovie Elio Catania. Che aggiunge poi come la tabella di marcia relativa al nodo fiorentino procederà spedita. «Entro l'anno - spiega - sarà bandita la gara e assegnato l'appalto, unico ma diviso in due parti, sia per lo scavalco di Castello sia per la nuova stazione della Tav disegnata da Foster che sorgerà nella zona dei Macelli». Un'affermazione recepita positivamente («Bene, vediamo adesso che tipo di bando fanno») dall'assessore fiorentino alle Infrastrutture Gianni Biagi. Tempi accelerati, insomma, per un'opera che alla fine sarà costata oltre 3 miliardi e mezzo di euro e che ha visto l'impegno economico «quintuplicato» (come ammette lo stesso ministro Lunardi) anche alla luce degli ingenti problemi idrogeologici che l'opera ha comportato. Alla cerimonia sono intervenuti anche il vicepresidente della Regione Toscana, Federico Gelli, il presidente della Provincia Matteo Renzi e il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, sul cui territorio si affaccia la galleria di Vaglia. Proprio Gianassi ha ricordato i 4 operai morti nel cantiere (Pasqualino Costanzo, Pietro Gianpaolo, Pasquale Adano e Giovanni Damiano) e ha ringraziato le migliaia di lavoratori che si sono alternati «la maggioranza dei quali arrivati dal sud». Gelli e Renzi hanno invece sottolineato i meriti nella realizzazione dell'opera di Regione ed enti locali ed hanno polemizzato con le parole di Lunardi. «Se partecipava alle primarie come tanti altri delusi dal centrodestra si sarebbe trovato con quel 75 di persone che hanno votato Prodi e il governo riformista che ha dato il via a questi lavori» ha ironizzato Renzi. Gelli ha invece parlato di «spot elettorale» e di «bufala se pensa che il centrosinistra fermerà le grandi opere».