Un archivio storico separato per palazzo Chigi. Un ennesimo ufficio di conservazione che si aggiunge ai tanti già esistenti. Ma disperdere gli atti pubblici rischia di renderli ancora più frammentari e dunque di difficile consultazione da parte degli storici o dei cittadini. Un provvedimento che giustamente ha suscitato la rivolta di archivisti e studiosi italiani perché distrugge l'unitarietà e la completezza dell'Archivio centrale dello stato. La norma è passata senza alcuna discussione alla vigilia della chiusura estiva del parlamento in un emendamento al decreto legge 1152005. Un breve articolo in cui si affidavano al presidente del consiglio «le modalità di conservazione, consultazione e di accesso agli atti». Di fatto una scappatoia per il governo in carica dal Codice dei beni culturali, che difende l'uguaglianza dei cittadini sui diritti di accesso. L'opposizione al nuovo archivio «del principe» è agguerrita e si è incontrata ieri a Roma in un convegno («Inizio o fine degli archivi?») organizzato dall'Anai (Associazione nazionale archivistica italiana). Un tentativo di abolire la gestione separata dei documenti pubblici potrebbe essere rappresentato da un emendamento ai tagli alla finanziaria 2006 presentato dall'Udc Luigi Compagna. «Visti i tagli cospicui a tutto il sistema culturale italiano - spiega Ferruccio Ferruzzi vicepresidente Anai - si chiede al governo di rinunciare a questo privilegio ed evitare l'ingente spesa facilmente prevedibile per sedi, personale e ricostituzione generale di un archivio separato della presidenza del consiglio. Anche perché è illegittimo assimilare la presidenza del consiglio a un organo costituzionale come la presidenza della Repubblica». Un altro pericolo è la tendenza alla frammentazione del sistema archivistico nazionale, con la costituzione di tanti piccoli archivi privi di un coordinamento comune. I tempi per rendere pubblici i documenti, infatti, si allungherebbero e i fondi rimarrebbero a lungo «riservati» in attesa di ordinamento e inventariazione. «Il nostro modello nazionale di conservazione archivistica non è mai stato un modello centralizzante ma si è sempre basato sul policentrismo -spiega Lida Giuva, docente universitaria di archivistica - oggi però si rischia una vasta frammentazione: non c'è più reference, ma solo corpi autoreferenziali e autorganizzati». «Il problema - conclude Giuva - è quale modello di conservazione costruire, anche perché ci sono enormi giacimenti documentali che stanno fuori dell'Archivio centrale dello stato e che non si sa che fine faranno». Altro punto da garantire è la tutela del principio di terzietà, come spiega lo storico Claudio Pavone: «Le memorie di un'istituzione devono essere gestite da un soggetto terzo, che garantisca sulla scientificità, la trasparenza, la metodologia, che rispetti regole condivise, che garantisca, insomma, la democraticità complessiva. Bisogna impedire manipolazioni, distruzioni e restrizioni all'accesso, con un organo sovrintendente che funzioni da autorità di garanzia». Per l'Anai dunque non serve certo una gestione politica e discrezionale degli atti, ma anzi un rafforzamento dell'Archivio centrale dello stato che tuteli la memoria nazionale e fronteggi una situazione di perenne emergenza economica e di decentramento locale delle competenze. Per questo gli archivisti e gli storici sono già al lavoro su una proposta di legge quadro sugli archivi che sostituisca quella del '63 ormai di fatto abrogata.
Gli studiosi contro l'archivio privato del Cavaliere
Un nuovo archivio storico separato per il palazzo Chigi è stato creato, ma questo provvedimento è stato criticato dagli archivisti e gli storici italiani. La norma è stata approvata senza discussione e potrebbe distruggere l'unitarietà e la completezza dell'Archivio centrale dello stato. L'opposizione al nuovo archivio è agguerrita e si è incontrata in un convegno a Roma. Un emendamento al decreto legge 1152005 potrebbe abolire la gestione separata dei documenti pubblici e sostituirla con un archivio centrale. Gli archivisti e gli storici hanno espresso preoccupazioni sulla frammentazione del sistema archivistico nazionale e sulla tutela del principio di terzietà.
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