Una banca dati dei beni storico-artistici presenti nel territorio provinciale. Circa mille 186 schede a disposizione on line e un lavoro durato due anni. A realizzarlo Serena Marcolin e Matteo Brusadin che in una tesi di laurea hanno trattato il tema I beni storico-culturali nella provincia di Pordenone: linee guida per un progetto integrato di territorio in area vasta. Il lavoro si è basato sulla convinzione che «la conoscenza del territorio nella sua componente culturale ha spiegato Marcolin è un elemento imprescindibile perché possa essere esercitata un'oculata azione di tutela e valorizzazione». Conoscenza che si è concretizzata nella predisposizione di una schedatura dei beni architettonici del territorio. «Questa mappatura ha aggiunto Marcolin è partita da un'analisi dei dati posseduti dagli enti che si occupano di catalogazione, dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici e Artistici al centro regionale di Catalogazione e Restauro di Villa Manin. Informazioni spesso incomplete che ci hanno portato a svolgere un'ulteriore analisi all'Archivio di Stato di Pordenone». «Da un confronto dei dati a disposizione del centro di villa Manin con quelli recuperati dall'archivio di Stato ha commentato Marcolin è emerso che molti dei beni di valore non sono ancora oggi tutelati e sono lasciati nel più totale abbandono e degrado». Ecco che un archivio storico documentale acquista un valore fondamentale, secondo i due ricercatori, che va in direzione di un nuovo modo di elaborare politiche d'azione. «E' chiaro che la programmazione di interventi volti al restauro e alla valorizzazione condivisa tra Stato, Province, Comuni e altri enti non può che avvenire attraverso una comune conoscenza della quantità, qualità e consistenza dei beni presenti sul territorio». Attraverso questo sistema di dati è possibile selezionare le aree su cui si vogliono acquisire informazioni dettagliate. I due studenti hanno per esempio preso in considerazione l'area pedemonte, compresa tra Caneva e Pinzano al Tagliamento, di cui hanno individuato tipologia di edifici, dal territorio del sacro all'albergo diffuso, dall'ecomuseo della montagna pordenonese al medioevo presente, individuando poi dei percorsi per la fruizione dei beni storici. A questa si è affiancata una serie di linee guida per il recupero archeologico, il disboscamento e la riqualificazione delle stesse opere storico-architettoniche.