È morto a Montecarlo, dove aveva scelto di curarsi, tra la Francia e l'Italia, Jean-Michel Folon. Un artista molto speciale, con un segno grafico indimenticabile, pittore di acquarelli e acqueforti, di figurine leggere e tenere perse in sogni surreali, a volte claustrofobici, più spesso liberatori. Folon era belga, anzi vallone, aveva 71 anni e era da qualche anno malato di leucemia. Amava molto l'Italia, di un amore ricambiato. Firenze gli ha tributato di recente una mostra antologica di 250 opere collocate tra Palazzo Vecchio, la Sala d'Arme, e Forte Belvedere: i luoghi più prestigiosi della città sull'Arno. Donner un futur au passé, dare un futuro al passato. Jean-Michel Folon scriveva nel Viale dei Pensieri della grande antologica terminata appunto a Firenze all'inizio di questo mese. Folon era nato a Uccle, nei dintorni di Bruxelles, il 1 marzo del 1934, faceva parte dunque dell'ultima generazione della guerra, ma anche quella della contestazione studentesca di fine anni Sessanta. Nel 1955 aveva abbandonato gli studi di architettura e si era trasferito a Parigi. Lì, nella capitale del mondo in quegli anni, aveva trovato lavoro come disegnatore ma soprattutto per riviste di là dell'Atlantico. Celebri sono rimaste alcune copertine fatte per la rivista New Yorker, tempio della grafica made in Usa. Ma le prime opere, le pubblicò su Horizon, Esquire e poi Fortune e Atlantic Monthly. Prima di essere scoperto in Francia, fu l'Italia a accoglierlo. Iniziò una collaborazione con lo scrittore Giorgio Soavi e poi fu preso come illustratore da Olivetti. L'incoronazione, come artista gli arrivò nel 1968, con mostre quasi in contemporanea a Milano, Parigi e New York. Poi vennero le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia e a altre esposizioni importanti. Non è mai stato tanto lontano dal mondo della grande industria, proprio lui con quel suo tratto così leggero e bidimensionale, aereo . Infatti ha lavorato molto anche come grafico , istituzioni pubbliche, campagne per l'ambiente o i diritti umani e sociali. Come illustratore si era cimentato con le opere di Guillaume Apollinaire, Guy de Maupassant, Ray Bradbury, Franz Kafka, Albert Camus. Illustrò anche i sette volumi dell'opera completa del poeta degli innamoramenti, Jacques Prevert. Era conosciuto e apprezzato in America e in Giappone, in Argentina, ha esposto le sue sculture in bronzo realizzate negli ultimi anni - a Lisbona e in piazza San Pietro. Ha realizzato le scene teatrali per opere di Goldoni e Strawinskij, ideato un nuovo teatro a Louvain-la-Neuve, in Belgio, progettato le vetrate della chiesa medievale di Burcy in Francia, collocato una statua in una chiesa a Pietrasanta. Ha disegnato persino una bandiera per il Palio di Siena. E suo è stato il logo usato per le celebrazioni del Bicentenario della Rivoluzione Francese nel 1989. Gli piacevano anche i francobolli. Durante l'esposizione mondiale di Fialtelia "Italia '98"aveva realizzato un francobollo dedicato alla "Giornata dei Diritti dell' Uomo" giocando con il simbolo dell'Onu. Francobolli a firma Folon ce ne sono anche altri, emessi in Gran Bretagna, Svizzera, a Monaco. Il sindaco di Roma Veltroni ne ricorda il contributo alla la campagna elettorale dell'Ulivo del 2001 e i manifesti che creò per il vertice mondiale della Fao. Il sindaco di Firenze Leonardo Dominici abbraccia la vedova, Paola. Nel 2000 aveva creato una sua fondazione. Aveva restaurato un vecchio casale a La Hulpe in Belgio per conservarvi oltre 300 opere, esposte in 14 stanze, sintesi del suo lavoro di mezzo secolo.